L'Armata Brancaleone di Faerun

Il Primo Drago non si Scorda Mai

Sessione #16

Dopo aver scaraventato senza tante cerimonie i due poveri Maghi Rossi giù dalla fortezza volante, i nostri impavidi eroi convennero che, dopo l’omicidio di Rezmir e Morgia, restare ad aggirarsi per le caserme del Culto del Drago non la si sarebbe potuta definire una mossa né saggia né tantomeno prudente.
Pertanto stabilirono di tornare al piano di sopra e rischiare di far infuriare un’orda di ogre ambigui piuttosto che restare sulla scena del delitto.
Ripercorsero così quatti quatti i corridoi fino ad affacciarsi al cortile e s’inerpicarono sulle scale ghiacciate che avevano disceso solo il giorno precedente. Dopo una non proprio agevole salita, sbucarono nel cortile superiore in cui la nebbia era meno fitta e gli ogre si aggiravano sbadigliando assonnati e brontolando sottovoce, mentre in cima ai bastioni piccoli coboldi camminavano impettiti in una vana sfida di baldanza contro i loro energumeni compagni.
“Bene. E adesso che si fa?” domandò Maasdam guardandosi attorto con interesse.
“Beh, ci credono ancora adepti del Culto del Drago, perciò possiamo muoverci senza problemi.” Si strinse nelle spalle Kala.
Drakkar annuì. “Andiamo a parlare con il Gigante.”
Si incamminarono, decidendo di costeggiare la grande torre centrale e di passare vicino al muro di cinta, ma quando vi giunsero trovarono il passo sbarrato da un paio di ogre ancora rintronati dal sonno.
Quando li videro, gli ogre si limitarono a grugnire scorbutici come tutte le persone poco mattiniere.
“Che ci fate qui?” domandò uno dei due grattandosi un fianco.
“Portiamo notizie per Blagothkus.” Rispose pronto Drakkar.
L’ogre bofonchiò. “Bene. Si trova nel mastio. Fate il giro.”
“Scusa, ma non possiamo passare di qui?” domandò Dantes lanciando un’occhiata alla stradina che costeggiava la baracca.
“No. Queste caserme degli ogre. Voi non potete entrare qui, no.”
“Ma chi ha detto di voler entrare.” Fece l’ Aarakocra sollevando un sopracciglio. “Passiamo di lì e ciao.”
L’ogre scosse la testa con decisione, mentre il suo compagno lo veniva ad affiancare ed imitare nel gesto. “Qui ogre. Voi non potete stare nella caserma. Fate giro.”
“Ascolta, bellino, se non ci fai…” cominciò WuauaWuaua, ma venne prontamente fermato da Quarkilith: “D’accordo, facciamo il giro!”
Gli ogre incrociarono le braccia soddisfatti.
“Ma guarda te.” sospirò il gruppetto lanciando un’ultima occhiata esasperata ai due ogre che adesso erano intenti a prendere la colazione con tanto di biscotti.
Controvoglia fecero il giro della torre centrale, diretti al mastio al limitare del castello. Giunti però nel retro del cortile, avendo una capacità di concentrazione e un interesse per gli obbiettivi primari pari a quella di un fringuello, non poterono fare a meno di essere attratti dalla porta d’ingresso della torre che avevano appena aggirato.
I tentativi di aprire il portone furono però così imbarazzanti e infruttuosi che sorvoleremo su di essi per non ledere ulteriormente la dignità dei nostri eroi.
E facendo così finta di niente, eccoli giungere ai piedi della torre di Blagothkus dove due ogre con elmetti sbarrarono loro il passo.
“Che ci fate qui?” domandò uno degli ogre.
“Portiamo notizie per Blagothkus.” Fu la risposta di Drakkar.
“Alla faccia del déjà-vu! Ho come l’impressione che questa scena sia destinata a ripetersi ad oltranza.” Commentò Maasdam le sopracciglia sollevate con una sorta di rassegnato stupore.
Uno degli ogre si sentì in dovere di indagare. “Chi siete? Quali notizie?”
“Siamo gli stessi che son venuti l’altro giorno.” Fece notare Kala senza però riporre troppe speranze nelle capacità mnemoniche dei bestioni.
Ed infatti un silenzio ignaro seguì quella dichiarazione.
“E cosa volete dire a Blagothkus?” si riprese uno dei due ogre.
“Quello che dobbiamo dirgli lo diremo a lui solo.” Sbottò Dantes, cominciando a trovare irritante tutta quella ottusità.
“Vorrà sapere chi siete e cos…”
“Oh, basta!” sbottò il Druido. “Di’ che Wuaua il Grande desidera conferire con lui. Adesso.”
“Wuaua il…?”
“Wuaua.” Confermò con orgoglio il diretto interessato.
Giustamente un po’ confusi gli ogre fecero quanto era stato loro richiesto e ben presto i portoni della torre vennero aperti e furono condotti di nuovo alle stanze di Blagothkus.

Dopo la volta precedente i nostri poveri illusi credevano di essere pronti a qualsiasi equivoca situazione si fosse presentata loro, ma dovettero presto ricredersi quando l’ogre spalancò il portone della stanza.
Sdraiato sull’immenso e soffice letto, Blagothkus si godeva una tazza di tè fumante e biscottini formato da gigante. Al suo fianco la solita coppia di ogre si sporgeva con dubbia lascivia sul letto a pettinare la lunga chioma del loro signore che sembrava essere appena stata liberata da ambigui bigodini.
Il Gigante sollevò gli occhi su di loro. “Ancora voi? Cosa volete questa volta?”
Puntualmente Kala venne spinta a fare da avanguardia.
“Ehm… Buongiorno.” Iniziò l’Elfa regalando ai compagni l’esatta replica dell’occhiata fulminante della volta precedente. “Ci dispiace disturbare la vostra colazione, ma avevamo urgente bisogno di parlare con voi.”
Blagothkus sollevò un sopracciglio. “Sei tu Wuaua?”
“No!” trillò maligna Kala, puntando con il pollice il mezzorco alle sue spalle. “Wuaua è lui.”
“È lui ad essermi stato annunciato, quindi che si faccia avanti.”
Ricevendo pacche di sentite condoglianze dal resto del gruppo, il Druido si portò avanti senza farsi troppi problemi. La sua notevole stazza aiutava in parte a ridurre la soggezione che il Gigante incuteva, anche se non era proprio del tutto causata dalla differenza di altezza.
“Eccomi.” Fece Wuaua, prima di aggiungere senza mezzi termini: “Siamo qui per proporti un accordo.”
Blagothkus lo guardò stranito. “Abbiamo già un accordo! O forse Rezmir ha cambiato idea?”
Un momento di silenzioso disagio calò nella stanza.
Preoccupato dall’approccio un po’ troppo diretto del compagno, Drakkar intervenne: “Eehh… in realtà Rezmir non c’entra.”
“Cosa intendete?” il Gigante sembrava confuso. “Come può non entrarci Rezmir? Io non tratto certo con dei miseri sottoposti.”
“Ed è questo il punto.” Sbottò Dantes storcendo il becco. “Noi non siamo sottoposti di Rezmir.” Quella mascherata da adoratore di draghi non gli era mai andata molto a genio ed era felice di poter finalmente abbandonare la commedia.
Blagothkus si tirò su di colpo, ribaltando il tavolinetto sulle sue ginocchia, rovesciando sul letto la colazione, facendo emettere agli ogre un poco dignitoso ‘gasp!’ degno di una rivelazione teatrale da scadente commedia.
“Chi siete voi?” tuonò il Gigante scrutandoli guardingo, la mano pericolosamente pronta ad afferrare la sua morningstar.
Drakkar si affrettò a far da portavoce. “Siamo qui per conto degli Arpisti e in loro nome ti offriamo un accordo.”
“Io ho già un contratto!”
“Ma con gli Arpisti farai affari migliori. Te lo possiamo assicurare.”
“Anche perché ormai Rezmir è morta, quindi…” annunciò con flemma incredibile Wuaua stringendosi nelle spalle. “Qualsiasi accordo tu abbia fatto ormai non c’è più.”
Blagothkus balzò giù dal letto, torreggiando su di loro e la sua voce tuonò come una tempesta. “Rezmir morta?! Chi è stato?”
Ma più che rispondergli il gruppo era impegnato a coprirsi gli occhi e distogliere lo sguardo dal corpo nudo del Gigante coperto solo da un fin troppo misero lembo di stoffa legato attorno alla vita.
La voce di Maasdam giunse prudentemente dalle spalle di Quarkilith osando dire: “Ehm… noi?”
“COSA!?” il grido di rabbia del Gigante rimbombò per tutto il castello tanto che persino gli ogre all’esterno si bloccarono, occhieggiando il mastio preoccupati. “Come avete osato?!”
“Sembra esserci rimasto male.” Sussurrò Kala che si era prudentemente portata in fondo al gruppo a fianco del ladro. “Magari aveva una cotta per lei!”
“Macché cotta! Massimo era la sua compagna di shopping!” le bisbigliò di rimando Maasdam.
“Oh, poverino!” fece Kala portandosi una mano alla bocca in un gesto sentito.
Blagothkus afferrò come una furia la sua morningstar, sollevandola in alto pronto a scagliare il primo colpo.
“Ma ti stiamo offrendo un altro accordo! Più vantaggioso!” Provò ancora Dantes con voce non troppo sicura.
“Non mi interessano i soldi!” tuonò Blagothkus. “Io voglio solo restaurare l’antica gloria dei Giganti e Rezmir e il Culto del Drago servivano al mio scopo!”
Mentre il Signore del Castello esprimeva tutta la sua furia e si preparava a farla pagare a chi aveva osato troppo, a Drakkar tornò in mente una vecchia ballata che suo nonno era solito intonare nei momenti di massima sbronza… ma in effetti quello non era il momento e si appuntò mentalmente di scriverla in un secondo tempo, tornando a concentrarsi su questioni più pressanti. Ripensando a vecchie storie che non coinvolgevano suo nonno ubriaco, aggrottò le sopracciglia confuso.
“Ma… i Giganti e i Draghi non sono sempre stati nemici? Dubito che il Culto ti volesse aiutare davvero…” Fece incerto.
Quelle parole sembrarono mettere un freno alla furia di Blagothkus che, con una punta di sorpresa nello sguardo, abbassò la morningstar con lentezza, studiando il gruppo con nuova attenzione. “Quindi non siete gli sprovveduti che sembrate essere.”
“Insomma.” Fu l’onesto pensiero che passò contemporaneamente nella mente di tutto il gruppo.
“Sembra che qualcosa sappiate pure voi.” Continuò il Gigante. Aveva abbandonato la posa minacciosa da battaglia, posando la morningstar al suolo davanti a sé quasi fosse uno scettro.
“Esatto,” fece Drakkar con un po’ più fiducioso nelle possibilità di scamparla. “Come è possibile che il Culto del Drago volesse aiutare gli acerrimi nemici di coloro che adorano?”
Blagothkus sbuffò. “Tsk, loro non sanno che li sto sfruttando per raggiungere i miei scopi.”
“Che sarebbero?” lo incoraggiò Maasdam.
“Riportare i Giganti alla loro antica gloria!” fece invasato Blagothkus ripetendo per l’ennesima volta il concetto, ma senza dare esaurienti spiegazioni.
“Figo!” commentò Quarkilith impressionato. “Possiamo aiutarti noi per quello. Come pensavi di fare?”
“Il Culto del Drago avrebbe liberato Tiamat e attorno a lei si sarebbero raccolti tutti i suoi figli. Così io e il mio popolo avremmo potuto finalmente avere l’epico scontro che da ere attendevamo! Distruggendo tutti draghi, i Giganti torneranno alla loro antica gloria!”
Le ali di Dantes sbatterono allegre. “Accettiamo!”
“COSA!?” gridò Kala l’espressione oltraggiata come se le avessero intimato di sterminare una colonia di adorabili gattini. “No! Non esiste che aiutiamo uno sporco ammazzadrag… mpf!!!!!!”
La tirata da fanatica ambientalista dell’Elfa venne interrotta dalla mano ferma di Dantes che le tappò la bocca con decisione, sorridendo amabile al Gigante perplesso.
Ignorando le proteste sommesse e l’agitarsi della stregona, Drakkar pensò di passare a discutere argomenti più concreti. “E secondo te i Giganti risponderanno alla tua chiamata?” chiese professionale.
Blagothkus sbuffò quello che era un mezzo riso di superiorità. “L’hanno già fatto. Nel nord ho un esercito che attende solo un mio cenno.”
“Beh, allora direi che può andare.” Commentò Maasdam cercando l’assenso negli occhi dei compagni, ma non sprecando tempo con Kala.
“Un momento!” tuonò il Gigante facendo rimpicciolire ancora di più l’Halfling. “Prima voglio garanzie. Una dimostrazione delle vostre capacità.”
“Mi sembra giusto.” Annuì Dantes.
“Vai tranquillo, siamo troppo forti.” Lo rassicurò Quarkilith agitando un’ala.
“Vi darò quarantotto ore per portare a termine questi incarichi. In questi due giorni, nessuno dei miei sottoposti vi disturberà e potrete girare liberamente per la fortezza. Dimostratevi degni alleati. Soggetti scomodi si annidano nella mia fortezza. Voglio che siano eliminati.”
Wuaua annuì. “Più che fattibile. Chi?”
“La prima sarebbe stata Rezmir, ma…”
“Già fatto!” esclamò Dantes.
“Già… poi Morgia la vampira.”
“Fatto!” esclamò Wuaua.
“I maghi rossi.”
“Fatto!” esclamò Quarkilith.
Al che Blagothkus gridò giustamente: “MA CHE CA##@!”
Guardò il gruppo con tanto d’occhi che quasi la morningstar gli cadde dalle mani tanto era allibito. “Siete venuti da me dopo aver già devastato metà del mio castello e ucciso tutti i miei alleati?!”
Kala si portò un dito al lato della bocca pensosa. “In effetti, messa così…”
“Come avete potuto!? Come avete fatto?!” sbraitò il Gigante, prima di fermarsi prendendo un bel respiro. “Anzi, no, non voglio sapere…”
“Ottima scelta!” convenne Maasdam con un sorriso saputo.
Il Gigante si passò una mano sugli occhi. “Vi resta da eliminare solo il drago, Glazhael l’Inseguitore di Nubi. Se siete i grandi guerrieri che affermate di essere, per voi non sarà un problema. Se riuscirete, allora mi occuperò io degli adepti del Culto del Drago che si trovano qui e l’alleanza sarà sancita. E adesso sparite, siete congedati.”
Il gruppo non se lo fece ripetere due volte.
Mentre l’ordine di lasciare in pace la stramba combriccola veniva diffuso fra gli ogre, suddetti soggetti si misero ad aggirarsi spavaldi per il cortile, godendosi quella loro appena conquistata inviolabilità.

“Che facciamo, andiamo subito dal drago?” chiese Maasdam un po’ incerto sull’ultima clausola dell’accordo appena stipulato. Non era tanto sicuro sarebbe riuscito a riemergere intero dallo stomaco di un drago come aveva fatto con le rane giganti. E, dato l’andazzo dell’avventura… un brivido gli corse lungo la schiena. Meglio non pensarci.
“Quark! Io dico di esplorare la torre di prima!” propose Quarkilith impettendosi.
Drakkar lo scrutò sollevando un sopracciglio. “Concorderei, ma come facciamo ad entrare? La porta è bloccata.”
“Chiediamo al nostro amico Gigante?” domandò Dantes che aveva cominciato a provare simpatia per Blagothkus dato il loro comune odio per i draghi. Solo se però le distanze di sicurezza venivano mantenute, si indente.
“Voi,” Quarkilith indicò il Bardo, Wuaua e Kala. “Forse non potete entrare, ma noi Aarakocra sì. E possiamo portarci dietro il piccoletto manolesta.”
Wuaua si strinse nelle spalle. “A me sta bene.”
Ancora un po’ irritata per l’accordo antidraghi, Kala si limitò a sbuffare il suo assenso.
“Andate e cercate di aprire quella dannata porta.” Disse Drakkar.
I due Aarakocra afferrarono Maasdam e con pochi battiti di ali raggiunsero il terrazzo aperto della torre, sparendo all’interno.
E mentre osservavano con il naso all’insù i tre compagni che andavano in avanscoperta, Kala si strinse nelle spalle. “Bene. E noi che si fa?”
Wuaua si guardò attorno fin quando l’occhio non gli cadde sui due ogre che si stavano rigirando abilmente uno dei loro elmetti fra le mani.
Un sogghigno gli comparve sul volto. “Forse ho un’idea…”

Nel mentre, i due pennuti e il tappetto aprirono la portafinestra della terrazza ritrovandosi avvolti da una fitta oscurità.
Scattando sull’attenti, Quarkilith si mise in allarme: “C’è un incantesimo qui!”
“No, sono solo le tapparelle chiuse.” Lo spense subito Dantes, affilando lo sguardo là dove sembrava esserci appena un’ombra di luce.
“Va bene, procediamo con cautela.” Disse Maasdam un momento prima di scivolare su un gradino e lanciare una colorita esclamazione che risuonò per tutta la torre. Quando si rialzò, tenne bassa la testa. “Cavolo, mi dispiace ragazzi.”
“Ma chi se ne frega!” lo rassicurò Quarkilith battendogli una sonora pacca sulla spalla. “Andiamo!”
“Non si vede niente, facciamo entrare un po’ di luce?” domandò Dantes avvicinandosi ad una finestra.
Alla parola luce, qualcosa si accese anche nella mente di Quarkilith che trionfante estrasse la lancia “Dragongleam”, rubata a tempo debito ai cultisti. “Ci penso io! Occhio splendente di Tiamat!”
Al comando, l’asta si illuminò di un bagliore fioco, ma che rischiarò notevolmente l’ambiente. Aveva l’aria di un’antica torre di una nobiltà decaduta e tutto era coperto da un velo di polvere e ragnatele e il silenzio vi regnava sovrano. Alcuni oggetti sembravano essere tuttavia stati utilizzati di recente, ma non c’erano veri segni che l’ambiente fosse abitato. Persino le scale che conducevano ai piani inferiori erano franati, così come i pavimenti, ed avevano finito per bloccare la porta d’ingresso alla base della torre.
Adesso che avevano un minimo di visuale, si dettero all’esplorazione selvaggia di ogni anfratto, avidi come sempre di tesori e reliquie.

Nel mentre discutevano e ispezionavano però, ai piedi della torre, una ben più epica sfida stava avendo luogo. Le gesta che lì furono compiute rimasero a lungo nelle cronache e i bardi sportivi continueranno a decantarle in ogni angolo del Faerun per molte generazioni a venire, perché proprio quel giorno, a Skyreach Wuaua, Kala e Drakkar giocarono una delle migliori partite di calcio che mai si fossero viste, battendo gli ogre in casa. La mirabolante cronaca di questa impresa sarà però narrata in sede più appropriata e degna della sua rilevanza. Anche il resto del gruppo non restò inattivo, sebbene a loro non accadde niente di più che cadere in una banale imboscata.

Fu solo quando Quarkilith, Maasdam e Dantes si trovarono al centro della stanza che un cigolio inquietante fece correre un brivido freddo lungo le loro schiene.
Seguendo il rumore sollevarono preoccupati gli sguardi, notando solo allora tre bare appese al soffitto. Ma ciò che li raggelò fu che si stavano aprendo e, con un fruscio sinistro, tre scure figure ne scivolarono fuori.
“Oh, qui piovono vampiri!” gridò Quarkilith, mettendosi in posa d’attacco.
Maasdam si ritrasse subito nell’ombra. “Ma son cascati giù dalle bare?”
I tre vampiri li circondarono, sibilando furibondi, le zanne aguzze sguainate e gli occhi saettanti di rabbia.
“Non vi permetteremo di ferire ancora la nostra sposa.” Minacciò con voce roca uno.
Un secondo terminò il discorso con un ringhio. “Non adesso che è indifesa e sta recuperando le forze.”
“Ma parlano di Morgia?” chiese Dantes, le spade già sguainate.


Vampiro (Prole Vampirica di Morgia)

La sua domanda però sembrò provocare i vampiri che, in contemporanea, si lanciarono su di loro. Maasdam fu lesto a tirarsi indietro, mentre Dantes incrociò le spade di fronte a sé, bloccando così l’attacco di uno. Solo Quarkilith non riuscì ad evitare l’assalto e il vampiro gli fu addosso, tirando indietro la testa con un sibilo prima di affondargliela famelico nel collo e strappargli un grido di dolore.
Specularmente un grido che sembrava la voce di Wuaua e che suonava molto come ‘Gooaal!!! 9 a 7, cacchio, sìììì!!!!’ echeggiò in lontananza, lasciando sorpreso il vampiro i cui denti erano affondati nel collo di Quarkilith.
Approfittando di quella inusitata distrazione, Maasdam incoccò l’arco, scagliando una freccia. Non avrebbe fatto molto danno, ma ottenne l’effetto sperato e il vampiro si staccò dalla sua vittima con un ringhio.
“Oh, ma sempre me mordono!” si lamentò l’Aarakocra portando una mano ai fori sul collo.
“Avrai il sangue buono.” Si strinse nelle spalle Maasdam.
Nonostante il pessimo inizio, le sorti dello scontro si ribaltarono in fretta. E mentre dal piano terra giungevano i boati esultanti di un tifo indiavolato e cori da stadio che suonavano molto come “Siamo noi! Siamo noi! I tifosi degli ogre siamo noi!”, i nostri tre compagni si apprestarono ad eliminare i noiosi succhiasangue. Lo scontro con Morgia era stato un buon insegnamento e questi vampiri sembravano avere la metà della sua forza. E mentre veniva annunciata la fine della partita allo strabiliante risultato di 19 a 17, Dantes, Maasdam e Quarkilith inflissero il colpo mortale ai loro tre avversari. Ma, con grande sorpresa, stavolta videro chiaramente i vampiri diventare cenere e ritirarsi in un turbinio nero nelle bare.
Dantes aggrottò le sopracciglia. “Ehi, qui mi sa che questi non sono morti, proprio come Morgia. Son tornati nelle bare per recuperare energia.”
“E come si fa ad ucciderli?”
“Avevamo detto col fuoco, no?”
Maasdam annuì. “Meglio far venire anche gli altri.”
I tre si affacciarono al cornicione del terrazzo per richiamare i compagni, ma si bloccarono stralunati alla scena insolita che si stava svolgendo ai piedi della torre. Ogre tristi e abbattuti scuotevano il capo sconsolati e si davano pacche di incoraggiamento sulla schiena, mentre il loro compagni gridavano di gioia, un Wuaua esultante con un braccio attorno alle spalle di Kala e Drakkar, mentre un elmo senza corna giaceva abbandonato in mezzo al gruppo.
“Ma che…?” fece Dantes cercando spiegazioni nei compagni che si strinsero nelle spalle straniti quanto lui.
“Ehi!” richiamò Quarkilith riuscendo a interrompere i festeggiamenti dei tre ma non il sorriso vittorioso che si vedeva anche a quella distanza.
“Oh, giusto!” esclamò Wuaua lasciando andare i compagni.
Drakkar fu il primo a riprendere un minimo di contegno. “Che avete trovato?”
“Lunga storia.” Tagliò corto Dantes. “Vi portiamo su a volo uno per volta, perché non c’è modo di scendere ai piani inferiori, è tutto franato.”
I due Aarakocra volarono giù, mentre i tre salutavano amichevolmente gli ogre.
Ritrovatisi poi tutti nella stanza, si raccolsero attorno alla lussuosa bara, come una setta attorno al suo luogo di culto.
“Dite che lì dentro c’è Morgia?” fece pensosa Kala indicando la cassa con un dito.
Dantes annuì. “I vampiri che abbiamo sconfitto hanno detto di voler proteggere la loro sposa Morgia che era ancora debole.”
“Beh, direi che è una prova abbastanza schiacciante.”
Maasdam si affacciò sulla bara, scrutandola incerto. “Quindi che facciamo? Rischiamo di aprirla?”
Un attimo di silenzio e poi: “Diamo fuoco a tutto?”
“Diamo fuoco a tutto.” Fu l’eco concorde che ne seguì.
Tutti si allontanarono dalle bare, quindi Drakkar fece un gesto di invito. “Prego, Kala.”
L’Elfa stese le mani e una palla di fuoco scaturì con un rombo dalle sue dita e in pochi attimi ridusse in cenere ogni bara presente nella stanza.
Kala sbatté le mani soddisfatta. “Ecco fatto!”
“Uffa… io volevo un altro unicorno…” sbuffò sottovoce Quarkilith. Sembrava aver preso gusto ad assistere ai fallimenti magici della stregona.
Messa a punto l’ennesima strage, ispezionarono la torre là dove le macerie lo permettevano, ma non trovarono niente che fosse di loro interesse e quindi, sempre uno alla volta, vennero riportati a terra dagli Aarakocra.
Valutate le loro condizioni e l’impresa titanica che li attendeva, strano ma vero presero la saggia decisione di riposare per poter proseguire al meglio delle loro forze. Così, chiesto dove dormire ad un ogre ancora depresso per la sconfitta, ma già carico in vista della prossima partita, arrivarono alla loro stanza. Quando avevano avuto dubbi su come ci sarebbero stati tutti comodamente non avevano tenuto conto che, dopotutto, quella era una stanza a misura di Gigante. Dopo una rapida ispezione della stanza in cui trovarono la solita parete a dissolvenza con cui era altamente sconsigliato giocare a ‘tana libera tutti’ ed essersi tolti giustamente la soddisfazione di saltellare sul materasso letteralmente gigantesco, si misero a dormire.
E così la mattina dopo si svegliarono carichi di energie ed entusiasmo e all’inno di un più che ottimistico: “Primo drago! Primo drago!” si avviarono a uno degli ingressi della tana.
“Uh.” Fu l’eloquente commento di Wuaua valutando con occhio critico il tunnel ghiacciato che scendeva in basso e non se ne vedeva la fine. Dopotutto, il castello di Skyreach era stato costruito come appendice d’abbellimento sull’enorme quell’enorme iceberg volante che era la tana del drago.
“Come vogliamo muoverci?” domandò Dantes sporgendosi un poco.
“I draghi sono più forti nelle loro tane, proviamo a portarlo fuori?” suggerì Quarkilith.
“Ma riusciremo a combattere in un tunnel così stretto?”
“Ci possiamo provare, andiamo.”
Tentando inutilmente a scendere in silenzio, il gruppo attraversò tutta la galleria, cercando di memorizzare la strada percorsa nel caso ci fosse stato da gettarsi in una precipitosa ritirata. La galleria cominciò ad aprirsi, affacciandosi su un’enorme stanza al cui centro una profonda voragine sembrava brillare attraverso il ghiaccio azzurro.
Come gazze ladre incantate dal luccichio del tesoro, stavano per entrare nella stanza quando Maasdam notò un piccolo dettaglio che lo ghiacciò sul posto.
“Ragazzi…” chiamò con voce strozzata non riuscendo a muoversi.
In alto, in cima ad una sporgenza di ghiaccio, una lunghissima coda bianca squamosa ondeggiava pigramente con la tranquillità di chi è perfettamente padrone della situazione.
“Ah! Il drago!” esclamò estasiata Kala più interessata alla bestia che al tesoro.
Quarkilith fu subito pronto all’azione. “D’accordo, come facciamo a farci inseguire?”
“Lo provochiamo!” si lanciò pronto Wuaua attirando l’attenzione del drago e gridando le peggio infamate e giurando di rubare tutto il tesoro.
Questo sortì l’effetto desiderato. D’improvviso tutta la stanza di ghiaccio tremò quasi fosse di cristallo e, in un lampo bianco, Glazhael si lanciò via dalla sporgenza librandosi in aria al centro della stanza.
“Sciocche creature, desiderate così tanto la vostra morte da venire a sfidarmi nella mia stessa tana?” sibilò il drago, con minaccioso divertimento. Le ali sbattevano pigre, di chi è perfettamente padrone della situazione. “Avete violato la mia tana e questo non è perdonabile, ladri. Qualunque sia il motivo per cui siete giunti qui, non ha più importanza ormai. I vostri folli propositi termineranno qui, per mia mano!”
Con gli occhi chiari saettanti di rabbia, spalancò le fauci tremende tirando indietro il collo per caricare il colpo.
“Via!” gridò Dantes.
Senza che gli altri avessero bisogno di farselo ripetere due volte, si precipitarono tutti nel tunnel un momento prima che un soffio ghiacciato si abbattesse su loro, seguito poi da un tonfo terribile, segno che il drago era sceso a terra.
Tentarono di risalire il tunnel in tutta fretta, ma si ritrovarono a sbattere il naso contro un muro di ghiaccio emerso magicamente dal nulla per volontà del drago.
“Ci penso io!” si fece pronto Quarkilith caricando calci e pugni contro la barriera di ghiaccio. “Wuatah! Quark!”
La barriera andò in frantumi, ma era troppo tardi. Il muso di Glazhael sbucò alle loro spalle e si sarebbe potuto giurare stesse sogghignando.
“Non avete via di scampo.” Ringhiò il drago. “Non da me!”
“Babbo!” esclamò con gioia Kala allargando le braccia verso il drago prima di essere travolta da un soffio di ghiaccio che le gelò letteralmente il sangue delle vene.
“No, direi che non è papà.” Balbettò l’Elfa tirandosi indietro malamente, il corpo intirizzito che scricchiolava in maniera preoccupante.
“Te lo sei meritato tutto.” Commentò caustico Maasdam, sfregandosi con forza le braccia attorno al corpo. Il suo livello di disagio era alle stelle. In un tunnel senza via di fuga proprio a portata della bocca della cosa più grossa che avrebbe mai potuto ingoiarlo: stava pericolosamente rischiando di avere un attacco isterico.
Dantes imboccò un’altra galleria, incitando i compagni. “Muoviamoci!”
Ovunque andassero il soffio gelido di Glazhael li raggiungeva, togliendo loro le forze. Fu a quel punto, nel momento più disperato, che Wuaua ebbe l’idea.
“Fermi tutti!” esclamò carico e fiducioso, lo sguardo concentrato. “Se mi trasformo in leopardo vado veloce come le foreste e riesco a superarlo e lo attacco da dietro!”
Silenzio.
“Perché notoriamente le foreste si muovono velocissime, eh!” Fu il commento acido che Hazirawn, la spada nera, non si riuscì più a trattenere, pentendosi ogni momento di più di essere finita in mano a simili soggetti.
Wuaua aprì la bocca, ma non riuscì effettivamente a controbattere, fin quando non si illuminò di nuovo. “Però se evoco dei folletti infuocati possono tenere impegnato il drago il tempo necessario per farci tornare nella tana!”
“Oh, questa potrebbe funzionare!” ammise Kala.
“E allora forza, fallo!” lo incitò impaziente Dantes, sentendo il drago tornare alla carica. Il Druido agitò le mani in aria con mosse sapienti e un momento dopo tre spiritelli di fuoco comparvero di fronte a loro. Sbuffando fumo e magma si lanciarono addosso al muso del drago, stringendolo in quello che sembrava essere un abbraccio di gruppo, ma che di fatto era il loro inesorabile attacco.
I tre esseri fiammanti cominciarono a sfrigolare, bruciando sempre di più, fin quando il primo di essi non esplose con un boato contro la guancia del drago, lasciandogli un’ustione orribile sul muso.
“Cacchio, ma son fortissimi!” esclamò a becco aperto Quarkilith, mentre gli altri due folletti si preparavano allo stesso attacco suicida.
Mentre esplodevano in uno schianto di scintille, Wuaua si voltò verso i compagni con occhi lucidi: “Non rendiamo vano il loro sacrificio!”
Tutti annuirono e si precipitarono nella tana del drago, mentre Glazhael si dimenava e ruggiva furioso per le ustioni sul muso, sibilando imprecazioni in dragonico che fecero arrossire Kala, la sola in grado di comprenderle.
“Avete osato l’immaginabile!” ruggì Glazhael. “La vostra morte verrà solo dopo che vi avrò donato indicibili sofferenze!”
Forse nella sua tana il drago era più forte, ma adesso avevano sufficiente spazio di manovra per combattere. Appena Glazhael uscì dal tunnel tutti gli furono addosso, attaccandolo senza risparmiare un colpo. Certo il loro assalto se paragonato alle risposte del drago era niente, ma alla fine, Glazhael, stufo degli attacchi di quei miserabili esseri, con un possente battito di ali spiccò il volo, portandosi a volteggiare al centro della stanza.
“Oh, perfetto!” si lamentò Drakkar scoraggiato tenendo il naso in alto. “E adesso come facciamo?”
I due Aarakocra si lanciarono uno sguardo d’intesa. “Ci pensiamo…”
“Ci penso io!” li interruppe Wuaua, che già stava agitando le mani in aria richiamando un incantesimo.
Maasdam sollevò un sopracciglio. “Se è come per le foreste si sta freschi!”
“Guarda che io ve la svolto sempre!” gli fece notare il Druido un attimo prima di far comparire due gigantesche aquile e saltando con agilità in groppa ad una.
“Andiamo!” richiamò alla carica, partendo in volo sulla bestia, seguito da due esterrefatti e perplessi Aarakocra, mentre Drakkar saltava sopra la seconda aquila.
Maasdam si voltò a guardare Kala. “Noi restiamo qui?”
“Noi restiamo qui.” Convenne saggiamente l’Elfa.
L’improbabile stormo volò verso un sorpreso drago che certo tutto si era aspettato tranne che ritrovarsi la tana invasa di pennuti, ma si riprese, spalancando le fauci e preparandosi all’assalto. Mentre i due Aarakocra e Drakkar lo tenevano impegnato, Wuaua portò a termine il suo piano, guidando l’aquila a volteggiare fin sopra il drago.
“Banzaiiiiiii!!!!!!!!” gridò il Druido lanciandosi dall’uccello verso la groppa del drago.
Quindi, con un’azione che ebbe dell’incredibile e degna dei più grandi poemi epici, Wuaua cominciò a mutare aspetto a mezz’aria e, quando atterrò sul drago, aveva ormai assunto la forma di un gigantesco pitone.
Il peso della trasformazione animale destabilizzò il volo di Glazhael che si voltò esterrefatto per trovarsi faccia a faccia con Wuaua che gli sibilò minaccioso contro, cominciandolo ad avvolgerlo fra le sue spire.
Mentre la coda bloccava le bianche ali del drago, con la testa cominciava a strozzarlo. I due rettili giganti si dibatterono a mezz’aria in un groviglio bianco e verde, sibilando furibondi l’uno contro l’altro, mentre il resto del gruppo fissava attonito la scena.
Infine, la morsa delle spire di Wuaua si fece micidiale e con un rantolo il drago si immobilizzò, precipitando al suolo nella voragine del tesoro, sollevando una nuvola di schegge di ghiaccio e monete d’oro.
Mentre il drago giaceva a terra frastornato e ferito, Wuaua riassunse la sua forma umanoide, tirandosi in piedi un po’ scombussolato (era un po’più che scombussolato, nella caduta era rimasto schiacciato dal drago!). Ma Glazhael ancora non era sconfitto e si preparò ad un ultimo disperato tentativo di difesa.
Tutto il gruppo si lanciò contro al drago per massacrarlo di botte. L’unica che si astenne fu Kala che rimase a debita distanza per assicurarsi che gli incantesimi lanciati dal drago non ammazzassero i compagni troppo presi dalla foga dell’imminente vittoria per prestare attenzione a magie capaci di ucciderli malamente in pochi minuti.
Ed infine, dopo un’ardua lotta, con un incredibile attacco combinato da parte di tutto il gruppo, Glazhael l’Inseguitore di Nubi venne sconfitto.
Senza farsi troppi problemi, il gruppo staccò la testa al drago e la trascinarono per le gallerie fino a deporla ai piedi della torre di Blagothkus. Quando il Gigante vide il trofeo si convinse e l’accordo venne siglato. Così, mentre gli ogre trucidavano i membri del Culto del Drago di Skyreach, i nostri eroi si godevano un lauto banchetto ospiti del Gigante, stabilendo le ultime clausole del contratto.
Dopo tutto ciò che avevano passato, la traversata nel castello fino a Elturel fu una vera gioia per il gruppo. Furono trattati come graditi ospiti e si ripresero dal viaggio, dimenticandosi per un momento del Culto del Drago, degli Arpisti e anche dell’imminente fine del mondo, per dedicarsi piuttosto ad eclatanti tornei di calcio dato che gli ogre ci avevano preso gusto.
Fu dopo una settimana che giunsero a destinazione.
L’arrivo di un immenso castello volante non passò certo inosservato ad Elturel. Il tempo per la fortezza di Skyreach di arrivare al confine della città e gettare le ancore, che tutta la guardia armata era stata schierata di fronte alle porte, lance e spade alla mano.
“Fatevi avanti!” tuonò autoritario Ontharr Frume, Capo dell’Ordine del Guanto d’Arme.
Il ponte levatoio si abbassò con un cigolio di catene e un’ondata di polvere si sollevò quando sbatté al suolo.
Ontharr non poté credere ai proprio occhi né trattenere un’esclamazione di puro stupore quando, in cima al ponte, comparve lo sconclusionato gruppo che temeva non avrebbe più rivisto.
“Voi!” tuonò gonfiando il petto di allegria e spalancando le braccia. “Per la mia barba, siete sopravvissuti!”
“Ontharr!”
Il gruppo sorrise trionfante, mentre Ontharr veniva verso di loro, non osando però mettere piede sul ponte levatoio.
“Per la miseria se sono sorpreso e felice di vedervi, giovanotti! Ma che è questo castello? Che sta succedendo?” domandò Frume quando lo ebbero raggiunto, lanciando uno sguardo oltre le loro spalle e notando solo in quel momento la presenza di Kala. “E lei chi è?”
“La nostra nuova compagna, ci ha aiutati nell’impresa.” Spiegò Quarkilith, mentre Kala salutava con un cenno del capo. “Il castello di Skyreach appartiene al gigante Blagothkus, ma non dovete temere, è un alleato.”
Il grosso omone sobbalzò. “Un gigante alleato? Ma cosa avete combinato?”
“Andiamo da Leosin Erlanthar, così vi spiegheremo tutto.” Fece Drakkar.
Ontharr lanciò un’ultima occhiata al castello. “Se mi dite che questa fortezza non crea alcuna minaccia vi crederò, ragazzi. Forza, andiamo da Leosin sono certo vorrà sentire almeno quanto me questa storia.”
In effetti Leosin Erlanthar, piacevolmente sorpreso del loro ritorno, fu ben impaziente di ascoltare tutto l’accaduto. Mentre il gruppo si alternava nel racconto dell’impresa, Ontharr e Leosin si facevano sempre più ammirati, soprattutto quando raccontarono della morte di Rezmir la nera e di Glazhael l’Inseguitore di Nubi.
“Ragazzi,” fece Leosin quando il racconto terminò. “Sono veramente senza parole. Avete compiuto grandi gesta e per questo avete tutta la nostra riconoscenza, non potevamo affidarci a mani migliori.”
“è stato un onore.” Ringraziò Drakkar per tutto il gruppo.
L’Arpista assunse un’espressione professionale. “Il vostro aiuto è stato preziosissimo e per questo vi chiedo ancora una volta una mano. Avete fatto tanto e le informazioni che ci avete riportato sono state essenziali, ma purtroppo il Culto del Drago non è ancora stato fermato.” Incrociò le mani di fronte a sé, i gomiti posati sul tavolo, lo sguardo nero penetrante. “Tra pochi giorni si terrà un consiglio delle cinque principali fazioni di Faerun a Waterdeep. Vi chiedo di partecipare e di continuare a darci il vostro sostegno. Abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile se non vogliamo che Tiamat si liberi dalla sua prigione infernale e si scateni il caos. Insomma riuscite ad immaginarvi interi stormi di draghi?”
“Io sì! Me li sogno tutte le notti!” esclamò estasiata Kala guadagnandosi l’occhiata più allucinata e sospettosa che Leosin fosse in grado di sfoderare.
L’Arpista inarcò un sopracciglio, mentre a Kala arrivavano calci sotto il tavolo da tutte le direzioni.
“Sì….” Fece Leosin con diffidente lentezza scrutando l’Elfa. “Dicevamo… accettereste di venire?”
“Molto volentieri!” si affrettò a dire Drakkar prima che la stregona potesse fare ulteriore danno. “Per noi sarà un onore.” Convenne Dantes.
La convinzione dei loro sguardi sembrò rassicurare Leosin che si rilassò.
“Vi ringrazio.” Disse con un mezzo sorriso. “Partiremo domani con il teletrasporto.”
Il giorno dopo, fatti gli ultimi accordi con Blagothkus e salutati gli ogre con tristezza, i nostri eroi attraversarono il portale per giungere a Waterdeep.


6: Cancello Principale (e Golem); 6B: Torri del Cancello; 7: Corte Inferiore; 8: Stalle (per Viverne o simili); 9: Caserme (per “piccole genti”); 10: Camera dei Giganti di Pietra; 11: Ex-Camera di Rezmir “la Nera”; 12: Ex-Camera dei Maghi Rossi (Azbara Jos e Rath Modar); 13: Magazzino; 14: Camera per ospiti (anche “piccoli”); 15: Cucine; 16: Corte Superiore; 17: Alta Torre Azzurra (?); 18: Torre Diroccata (Ex-Dominio di Sandesyl Morgia); 19: Torre Principale (?); 20: Caserma degli Ogre; 21: Torre Senza Accesso (???); 22: Torre di Blagothkus; 23: Camere per ospiti (“Giganti”); 24: Zone per la servitù; 25: Grandi Tunnel (Ex-tana di Glazhael, “l’Inseguitore di Nubi”.

Comments

GMfra0013

I'm sorry, but we no longer support this web browser. Please upgrade your browser or install Chrome or Firefox to enjoy the full functionality of this site.