L'Armata Brancaleone di Faerun

Viaggio Verso il Mare dei Ghiacci Semoventi

Sessione #18

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Kala chiuse il giornale con un sospiro, scuotendo la testa rassegnata. Sollevò un sopracciglio quando Maasdam la raggiunse sogghignante.
“Perché quella faccia soddisfatta?” domandò l’Elfa guardandolo di sottecchi.
Il ladro si infilò le mani in tasca. “Mh, non posso semplicemente essere di buonumore?”
“Chi ha visto la mia mappa!?!” riecheggiò il grido mezzo impanicato e mezzo furibondo del Capitano Half-Face.
Maasdam sobbalzò e Kala si schiaffò una mano sulla fronte.
“Si comincia bene… cleptomane.” Lo redarguì la stregona, ottenendo solo che il compagno si stringesse nelle spalle con noncuranza, mentre il Capitano sbraitava a destra e a manca di ritrovare la sua dannata mappa se non volevano vagare in eterno in quel mare di ghiaccio.
Fino a quel momento la traversata stava procedendo senza troppi intoppi. I due Aarakocra se ne stavano appollaiati sugli alberi della nave o in testa al pennone a godersi il vento, Drakkar aveva trovato nei marinai un pubblicò partecipe ai suoi concerti, Wuaua si sporgeva oltre il parapetto della nave nella speranza di avvistare qualche balena, perché no, le orche non erano grandi abbastanza, Kala si rilassava prendendo il sole e Maasdam… aveva già fatto il suo.
Erano a metà della navigazione, quando Wuaua cacciò un urlo, facendo perdere dieci anni di vita a tutti i membri dell’equipaggio.
“Che è successo?” domandò Dantes planando dal suo trespolo, pronto alla battaglia.
Il druido indicò un lontano puntino semovente su un mare di neve bianca. “Quello è un orso polare!”
“Ma che ne so!” sbuffò l’Aarakocra, voltandosi indignato. Stava per tornare alla sua postazione quando l’acqua attorno alla nave cominciò a ribollire e una foresta di tentacoli giganti schizzò fuori in un mare di schizzi.
“Siamo sotto attacco!” ruggì il Capitano mentre i marinai correvano da una parte all’altra della nave e tre polpi colossali sbucavano dalle onde accerchiando la nave.
“Respingiamoli!”

I nostri eroi scattarono sull’attenti. Quarkilith scese in picchiata avventandosi sul polpo più vicino, mentre Maasdam e Drakkar con un’occhiata concordarono di occuparsi di quello verso la poppa della nave e Dantes decise di sfogare la sua frustrazione sul terzo.
“Per ucciderli dovremo morderli sul collo?” domandò Maasdam incoccando una freccia.
Kala in effetti dovette ragionarci. “Non penso… o comunque, io di certo non lo faccio!”
Alcuni dei poveri marinai vennero afferrati dai tentacoli e stritolati tra grida terribili.
Nel frattempo Wuaua, ancora estasiato per aver trovato ben due animali rari in una volta sola, si guardò intorno cercando qualcosa che avrebbe davvero reso epico quel giorno, ed eccola lì! Tutti i marinai che si affaccendavano a combattere i mostri con rozze lance, quando a disposizione avevano una balestra gigante! Mentre i suoi compagni combattevano cavandosela alla grande, il mezzorco balzò alla sua postazione e prese la mira.
“Ma la sai usare?” gridò sconcertato il Capitano.
“No!”
Wuaua fece fuoco. Incredibile ma vero, il dardo si conficcò dritto e preciso nella fronte di un polpo e ne fece schizzare il cervello con un suono orribile, prima che la bestia ricadesse nell’acqua inabissandosi per sempre.
“Anhur ti ha assistito!” Commentò Quarkilith pronto a dare il colpo di grazia al suo avversario che ancora si accaniva sui poveri marinai. Kala si fece avanti “D’accordo, do una mano anche io.”
Aveva già scagliato l’incantesimo quando se lo sentì sfuggire dalle dita. “Oh-oh…”
I dardi incantati si abbatterono sul polpo, lacerandone la carne, ma mentre questi lanciava il suo ultimo grido agonizzante, l’incantesimo sembrò riflettersi tornando indietro e fulminando la stregona sul posto.
“Naa, non ci credo, t’ha fatto specchio riflesso!” se la rise Quarkilith, ammiratore sfegatato dei fallimenti dell’Elfa che, bruciacchiata e con i capelli ritti, si ritirava malamente su.
Drakkar sollevò un sopracciglio. “Alla faccia del colpo di fulmine!”
“Tsk, intanto l’ho ucciso.” Sibilò Kala soffiandosi sulle ustioni, mentre Dantes e Maasdam davano il colpo di grazia anche all’ultimo polpo.
“Beh, è stato facile.” Commentò il Ranger raggiungendo i compagni. La stregona e i marinai lo guardarono male.
Sebbene i corpi fossero caduti in mare, venne organizzata una veglia commemorativa per i defunti prima di riprendere la navigazione. Curiosamente, adesso i marinai stavano ben lontani dai parapetti.

Trascorse un giorno quando un secondo grido entusiasta da parte di Wuaua rianimò lo spirito della nave. Tutti accorsero.
“Laggiù c’è un altro animale!” esclamò il druido.
Il Capitano assottigliò lo sguardo e scosse la testa. “Mi dispiace deluderla, ma quelli sono Uluik. Il popolo dei ghiacci è a caccia.”
Wuaua si spense abbattuto.
“Che tipo di gente è?” chiese Drakkar.
Il Capitano si strinse nelle spalle. “Gente buona e pacifica. Vivono per conto loro, ma sanno essere ospitali. Però non li conosco molto. Averli trovati qui potrebbe essere un bene, magari sapranno darci indicazioni su come raggiungere l’Oyaviggaton. Senza la mia mappa io non posso fare molto.”

“Andiamo noi a sentire!” si propose subito Quarkilith facendo cenno a Dantes. I due Aarakocra spiccarono il volo e in pochi battiti d’ali raggiunsero la lastra di ghiaccio su cui il popolo dei ghiacci stava sventrando una foca.
Nel vederli però gli Uluik furono presi dal panico, correndo a destra e manca a cercare le loro armi. Quando atterrarono, Quarkilith e Dantes si trovarono davanti un gruppo di uomini spaventati e confusi. Alzarono le mani in segno di pace.
“Non abbiamo cattive intenzioni.” Fece Dantes fermandosi a debita distanza.
Gli Uluik si scambiarono occhiate incerte.
Quarkilith disse: “Siete Uluik, giusto? Avremmo alcune cose da chiedervi.”
Gli uomini scossero la testa e agitarono le mani.
“Ma capite quello che stiamo dicendo?” cominciò a comprendere Dantes. Le occhiate spaventate che ebbe in risposta furono più che eloquenti, facendogli arruffare le penne. “Ah, tempo perso! Andiamocene!”
I due Aarakocra spiccarono il volo tornando sulla nave, lasciando il gruppo di Uluik a chiedersi cosa mai fosse accaduto.
La navigazione riprese. Cercarono di seguire per un po’ la piccola imbarcazione degli Uluik, ma si muoveva con troppa agilità fra i grandi banchi di ghiaccio e ben presto la persero di vista. Il Capitano, depresso per aver perso la mappa, cercava di orientarsi al meglio delle sue capacità, ma quei ghiacci erano un vero e proprio labirinto e la navigazione proseguiva lenta, tra un sospiro e l’altro di Wuaua in attesa della sua balena. Nonostante il ritardo, stavano quasi per riprendere il loro ottimismo quando dallo scafo della nave venne uno strano rumore. Un momento dopo, un gruppo di marinai saliva agitato da sottocoperta annunciando che c’erano stati dei danni e che, se non veniva riparati il prima possibile, avrebbero ben presto incominciato a imbarcare acqua.
“Dobbiamo fermarci.” Concordò il Capitano, facendo in modo che la nave si accostasse ad una grande lastra di ghiaccio. “Ormai sta calando la notte e non possiamo fare alcuna riparazione. Domani sistemeremo il danno. Intanto accampiamoci.”

Il gruppo di eroi e i marinai scesero sulla lastra di ghiaccio, portando quel poco indispensabile per mangiare e passare la notte. Grazie a qualche aiuto magico, riuscirono ad accendere tre grandi falò che brillavano in mezzo alla fitta oscurità notturna. Sedevano tutti attorno ai fuochi, passandosi le borracce di vino per riscaldarsi e raccontando aneddoti di imprese lontane. Tutto era silenzio tranne che per le loro voci e lo scoppiettare del fuoco.
Per questo vennero colti di sorpresa quando dalle acque, con un rumore tremendo, emersero quattro esseri che balzarono sulla lastra di ghiaccio, circondandoli con ringhi minacciosi.
“Siamo sotto attacco!” gridò di nuovo l’ovvio il Capitano, mentre già tutti si stavano tirando in piedi e armando.
I quattro mostri erano tozzi, dalla pelle bluastra e i denti sporgenti. Il più grosso di loro, dotato di quattro braccia e che doveva essere il capobranco di quei troll acquatici, lanciò un ruggito simile a quello di un gorilla (così paragonò più tardi Wuaua) e li incitò all’attacco.
Alcuni marinai cercarono di difendersi, ma avevano poche speranze contro quegli scrag. Dantes si lanciò all’attacco del troll più vicino, le spade sguainate che riflettevano le fiamme scarlatte.
La lama di Dantes si conficcò nel bicipite dello scag, ma non appena ritirò la spada rimase incredulo vedendo che, seppur lentamente, la ferita cominciava a rimarginarsi.
“Non si possono ferire?” domandò l’Aarakocra, facendo tornare la memoria al bardo che prontamente ci tenne a informare: “Ragazzi, solo il fuoco danneggia questi bastardi!”
“Ah sì?” Maasdam stava già sgattaiolando verso il falò per dar fuoco alle sue frecce, mentre Quarkilith prendeva a cazzotti uno scrag. Purtroppo i marinai non se la cavavano altrettanto bene e venivano falcidiati come moscerini da gli scrag che il gruppo non poteva tenere impegnato.

“Dividiamoci!” gridò Dantes. Wuaua non aspettava altro. A che serviva vedere un orso polare se non per fare strage di mostri? Un attimo dopo era trasformato in un gigantesco orso bianco e caricava lo scrag che stava infierendo sul gruppo più distante di marinai. Vedendo i suoi uomini in difficoltà, il Capitano non riuscì a trattenersi e caricò il nemico. Lo scontro fu furioso, colpi tremendi furono inflitti e sangue versato copiosamente. Ovviamente lo scrag ne uscì illeso, mentre il Capitano rischiò di perdere l’altra metà della faccia e tutti i suoi organi interni. Eppure, bisognava dargliene atto, ancora si muoveva.
“D’accordo, è giunto il momento di fare sul serio.” Disse a denti stretti Drakkar.
In breve, da una parte all’altra del blocco di ghiaccio cominciarono ad arrivare grida di dolore e richiami perentori quali: “Kala, qui! Stregona, una palla di fuoco farebbe comodo! Elfa, da questa parte!”
Kala lanciò una palla di fuoco sullo scrag atterrato da Quarkilith e si girò per occuparsi del successivo: “Arrivo, arrivo, un momento!”
“Gr, roar grr grrrr!” fu la risposta di Wuaua che potrebbe tradursi più o meno con “Na, faccio da me!”
L’orso azzannò la testa dello scrag senza tante cerimonie e lo trascinò verso il falò più vicino, lasciandosi dietro una macabra striata di sangue, per poi mollarlo tra le fiamme e vederlo bruciare con soddisfazione.
“Ugh, spero di non sognarmelo stanotte.” Commentò Maasdam, arricciando il naso per il disgusto.

Poco dopo tutti gli scrag erano ridotti a cadaveri bruciacchiati, mentre i poveri marinai gemevano e si lamentavano delle ferite. Nonostante fosse tutto squarciato, il Capitano ancora credeva di potersi rendere utile.
“Ti prego, guariscilo e risparmiaci quest’agonia.” Sussurrò Dantes a Drakkar che annuì concorde. Rattoppato alla bell’e meglio l’equipaggio, si concessero tutti un po’ di sonno, decidendo di occuparsi dei loro problemi solo al sorgere del sole. Quando vennero svegliati dall’alba, terminarono i funerali per i caduti e quindi si radunarono a controllare i danni della nave.
“È riparabile?” domandò Quarkilith le cui conoscenze nautiche erano meno di zero.
Ridotta com’era non si poteva capire se la faccia di Half-Face avesse assunto un’espressione pensosa, ma alla fine rispose: “Sì, dovremmo farcela se lavoriamo tutti insieme.”
“Al lavoro allora!”
Tutti di buona lena si misero a fare i carpentieri amatoriali, ma in qualche modo la nave venne riparata. Soddisfatto del risultato, il Capitano ordinò di imbarcarsi e riprendere il largo. Dopo un paio di giorni di navigazione, Half-Face si abbandonò ad un sospiro sconsolato.
“Che succede?” domandò Kala avvicinandosi.
Il Capitano scosse la testa sconfitto. “Senza la mappa, le speranze di trovare l’Oyaviggaton sono scarse. Rimarremo a vagare per giorni in queste acque prima di raggiungere la nostra meta.”
Cinque paia di occhi fulminarono accusatori Maasdam.
“Ma no, non siate così pessimista!” scattò il ladro un po’ troppo entusiasta. “Vedrete che se vi do io una mano, riusciremo ad arrivare. Ho un buon senso dell’orientamento.”
Il giorno dopo, guarda caso, erano arrivati a destinazione.
“Signore, siete incredibile!” esclamò ammirato il Capitano osservando l’ampia mole dell’iceberg ergersi di fronte a loro. “Avete mai pensato di cambiare mestiere e fare il marinaio? Uno come voi farebbe comodo nella mia ciurma!”
Maasdam mise su un sorriso da schiaffi. “Vi assicuro che anche come ladro sono piuttosto capace. Ma grazie comunque.”

“Bene, noi allora scendiamo a terra e vediamo di riuscire a trovare qualche indizio.” Disse Drakkar, mettendosi alla testa del gruppo pronto ad avviarsi.
Si girarono incontrando lo sguardo pieno di panico dei marinai superstiti.
Kala provò a sorridere nervosa. “Forse è meglio se voi rimanete qui, eh?”
“Assolutamente!” fu l’avido coro di risposta. “Vi aspettiamo qui!”
Così i nostri spericolati avventurieri si avventurarono ad esplorare il gigantesco iceberg. Il ghiaccio era spesso da sembrare roccia e tutto era ricoperto di neve, rendendo la montagna quasi accecante.
Dantes teneva lo sguardo attento sul terreno. “Io cerco delle tracce.”
“Da che parte andiamo?” chiese Drakkar.
“Verso quella del fumo?” Rispose Wuaua indicando una chiara scia nel cielo che partiva quasi dalla vetta della montagna.
“Ah.” Fece Quarkilith. “Beh, immagino che lassù ci sia un villaggio, andiamo.”
Trovata finalmente una meta, cominciarono la salita. Per fortuna la permanenza nel castello di Skyreach aveva permesso che si abituassero un po’ a camminare sul ghiaccio e in qualche modo riuscirono ad individuare un sentiero percorribile dagli umanoidi, mentre gli Aarakocra svolazzavano loro intorno. Impiegarono diverse ore, ma alla fine riuscirono a raggiungere la sommità dell’iceberg da cui si alzava lento il fumo e lì trovarono il villaggio degli Uluik composto da tanti igloo e tende di pelle di foca sparse qua e là. Non fecero in tempo ad avanzare di un passo che si ritrovarono circondati da una fitta schiera di lance e Uluik che li scrutavano minacciosi.
“Gente buona e pacifica, dove?” sbottò Dantes facendosi beffe delle parole del Capitano.
“Che si fa?” mormorò Kala, mentre si stringevano in un gruppo più compatto, coprendosi a vicenda la schiena.
“Chi siete voi, intrusi?” domandò una voce femminile e poco dopo una donna dall’aspetto venerabile nonostante fosse coperta di pelliccia e unte pelli di foca emerse dalla folla, scortata da un omaccione che quasi rivaleggiava per dimensioni con Wuaua e che, da come era vestito, non sembrava soffrire il freddo.
“Almeno questa parla la nostra lingua!” valutò Quarkilith.
“Siamo qui per— !” Wuaua non terminò la frase, bloccato in tempo da Drakkar e Kala che gli si abbarbicarono addosso per tappargli la bocca.
“Quello che il nostro amico stava sicuramente per dire…” cominciò con un sorriso Kala.
“è che siamo qui con intenzioni totalmente pacifiche. Siamo venuti solo a chiedere informazioni.” Terminò Drakkar con espressione amabile.
Wuaua si quietò, lasciando parlare i compagni.
La donna sollevò un sopracciglio, per niente impressionata. “Noi non abbiamo nessuna informazione. Andatevene.”
“Magari sì, se ci lasciaste fare le nostre domande.” Suggerì conciliante Drakkar. “Volevamo sapere se per caso avete incontrato una stregona proveniente da Candlekeep da queste parti e se per caso sapete qualcosa di un drago bianco…”
“Non sappiamo dove sia la tana del drago e qui non è venuto nessuno straniero, tranne voi. E ve ne dovete andare.”
“Ma non erano ospitali?” sussurrò Maasdam guardando interrogativo Dantes che si strinse nelle ali.
“Sentite,” provò a ragionare Kala. “Sappiamo che la persona che stiamo cercando è venuta qui, ma non abbiamo più sue notizie. Magari qualcuno dei vostri cacciatori ha notato qualcosa.”
“Nessuno ha notato niente e se non ve ne andate vi obbligheremo con la forza!”
“Oh, sì!” esclamò Wuaua balzando avanti. “Siete sicuri? Perché non si torna indietro, eh, nemmeno se ci sono dei bambini.”
Drakkar incrociò le braccia al petto. “Sentite, non risolviamola con la violenza, perché finirebbe male per voi. Fateci rimanere solo una notte, così magari troviamo per conto nostro le informazioni che ci servono.”

La donna abbassò lo sguardo, riflettendo. Dopo un lungo silenzio, disse decisa. “Se dimostrerete di poter battere il nostro campione Orca-Heart” ed indicò l’uomo nerboruto al suo fianco. “Vi offriremo cibo e ospitalità per una notte, dopodiché ripartirete. Questo è quanto io, Bonecarver, vi propongo.”
Wuaua si scrocchiò le dita. “Per me non c’è problema!”
“Ma!” interruppe Bonecarver. “Sarà uno scontro leale! Uno contro uno. Accettiamo solo veri combattenti, non vogliamo avere a che fare con gli imbrogli della magia arcana.”
“Ehi!” esclamò indignata Kala venendo ignorata.
Quarkilith avanzò maestoso e avrebbe avuto un’espressione strafottente se il suo becco fosse stato intero. “Combattimento uno contro uno? Eccomi qui, sono il vostro Aarakocra, quark!”
Drakkar guardò i compagni. “Tutti d’accordo?”
Assenso generale.
“Così sia!” decretò Bonecarver. “Che si prepari l’arena dello scontro!”
I due combattenti presero posizione, studiandosi a vicenda con sguardo tagliente. Le mani fremevano e l’adrenalina saliva.
Bonecarver abbassò il braccio, dando il segnale di inizio e la folla cominciò a gridare incitamenti.
Gli avversari cominciarono a muoversi in circolo, come due animali pronti allo scontro. Quarkilith adocchiò le lance sulla schiena di Orca-Heart. Con un movimento rapido il guerriero ne afferrò una e la scagliò con tutta la sua forza contro l’Aarakocra.
“Oh, sì!” sogghignò compiaciuto Quarkilith vedendo il dardo saettare contro di sé. Un attimo prima che venisse colpito, con una mossa da Grande Slam, deviò la lancia, modificandone la traiettoria e rispedendola indietro. Troppo sorpreso, Orca-Heart non riuscì a schivare il suo stesso attacco rispedito al mittente e venne ferito gravemente.
“Quark! Beccati questa!” sbraitò fogato il piumato.
L’uluik gridò rabbioso, lanciandosi contro il suo nemico con una mezza carica. Lo scontro si fece accanito, ma non c’era speranza per il povero uomo. Ogni colpo del Monaco era guidato da una forza di volontà e una potenza impareggiabili.
“Per Anhur! Quark!” gridò Quarkilith piazzando l’ultimo colpo e mandando Orca-Heart al tappeto con un tonfo sordo. Un silenzio attonito scese sulla piazza, fin quando il gruppo di amici non si lanciò esultante su Quarkilith acclamando il loro campione.
Gli Uluik tenevano lo sguardo basso, mentre alcuni accorrevano a prestare soccorso a Orca-Heart.
“Avete vinto lealmente.” Fu costretta ad ammettere Bonecarver. “Come stabilito, potrete restare qui fino a domani. Più tardi vi faremo vedere dove alloggerete.”
La donna si allontanò e, non avendo più niente da vedere, la folla cominciò a disperdersi. Il gruppetto rimase solo in mezzo allo spiazzo, indeciso su cosa fare.
“Allora, rimaniamo uniti e…” cominciò a dire Dantes guardandosi intorno “ … e come sempre il ladro è già sparito!”

Esclamazioni sorprese si levarono quando i compagni notarono il posto vuoto dove avrebbe dovuto esserci l’halfling.
Maasdam se n’era sgattaiolato via alla prima occasione, incapace di trattenersi oltre. Il tempo trascorso sulla nave gli aveva fatto prudere le mani, perché i marinai non possedevano oggetti personali da poter sgraffignare, fatta eccezione per la paga e la mappa del Capitano, già sottratti dopo i primi dieci minuti di navigazione. Erano state giornate noiose e adesso doveva rifarsi. Sgattaiolò qua e la tra gli igloo fin quando non ne notò uno che catturò tutta la sua attenzione. Due uomini armati facevano la guardia all’ingresso pertanto doveva sicuramente contenere qualcosa di prezioso.
Sentì l’eccitazione corrergli lungo la schiena mentre si acquattava in un angolo studiando il momento più opportuno per sgattaiolare dentro. Trovato un pezzo di ghiacciò grosso come un sasso lo lanciò nella direzione opposta. Le guardie sobbalzarono e si distrassero quel tanto necessario per permettergli di scivolare alle loro spalle ed entrare nell’igloo.
Ciò che trovò lo deluse molto. Era solamente un magazzino per il cibo. Stava per mettersi comunque a frugare nei sacchi nella speranza di trovare qualche moneta, quando notò un buco al centro della stanza che portava a delle scale a chiocciola. Incuriosito si affacciò. Erano abbastanza larghe da farci passare una persona della stazza di Wuaua, ma non se ne vedeva il fondo.
Stava per gettarsi dentro, quando l’ultima parte di buon senso rimastagli riemerse in superficie e gli fece cambiare idea. Meglio avvisare gli altri.

Sgattaiolò di nuovo fuori, correndo dal gruppo e raccontando quanto trovato.
Dantes si grattò il becco. “Mi sembra più che sospetto. Andiamo, potrebbero tenere prigioniera la stregona.”
Arrivati di fronte all’igloo, le guardie bloccarono loro il passaggio. “Di qui non si passa.”
“Oh, invece sì.” Fece Wuaua ergendosi in tutta la sua altezza. “Cosa avete da nascondere?”
“Niente, questo è il nostro magazzino.” Ribatté una guardia.
Maasdam si intromise con aria da saputello. “E il buco al centro dell’igloo? Non mentire, l’ho visto!”
Gli uluik aggrottarono la fronte. “Lì è dove mandiamo la gente a morire.”
“No, scusa, fatemi capire, tenete il cibo dove mandate a stare la gente moribonda?” chiese Drakkar con la faccia verde per il disgusto.
“Cosa facciamo non ha importanza, qui non potete entrare!”
“E invece sì!”
“No!”
“Sì!”
“Certo che siete insistenti.” Fece seccata la voce di Bonecarver alle loro spalle.
Si girarono tutti, pronti a sfidarla.
“Vogliamo sapere cosa sta succedendo qui.” Intimò Dantes dal fiero becco.
La sciamana prese un grosso respiro. “Sia. Seguitemi, qui non è posto per parlare.”
Entrarono in un igloo poco distante, più grande degli altri. La donna rimase in piedi, con l’aria stanca.
“State tenendo prigioniera la stregona? Siete al servizio del drago?” domandò Drakkar.
“No. Non abbiamo visto la stregona di cui parlate e non siamo al servizio del drago.” Rispose Bonecarver grave. “Ma, vi parlerò francamente, siamo minacciati da lui. Questo iceberg è la tana di Arauthator e se saprà che vi abbiamo aiutati ci ucciderà tutti. Non abbiamo speranza di sfuggirgli, né nessun posto dove andare. Per questo volevamo allontanarvi o l’ira del drago si abbatterà sulla mia gente.”
“Noi dobbiamo affrontare questo drago.” Disse Wuaua non senza una buona dose di arroganza.
La donna li guardò giustamente come i pazzi che erano. “Volete condannarci tutti!? Non vi permetterò di condannare la mia gente.”
“Noi dobbiamo andare e scoprire cosa sta succedendo, c’è in gioco molto più di quanto possiate immaginare.” Spiegò in breve Drakkar.
“Se andate e fallirete Arauthator saprà che vi abbiamo aiutato e ci ucciderà.” Supplicò Bonecarver stanca di controbattere.
Kala si fece avanti. “Noi non vogliamo che la vostra gente paghi. Siamo arrivati con una nave piuttosto grande. Portate la vostra gente lì e dite al Capitano Half-Face che vi mandiamo noi. Se dovessimo fallire, lui vi porterà al sicuro.”
La speranza tornò negli occhi della sciamana. “Dite sul serio?”
“Certo. È il minimo che possiamo fare per aiutarvi.”
“E per questo avete la mia gratitudine.” Bonecarver eseguì un leggero inchino.
Quarkilith spalancò le ali. “Bene, ora che questo è stato risolto, come si raggiunge la tana del drago?”
“Attraverso due passaggi.” La uluik, sollevando un tappeto in pelle d’orso, indicò il buco al centro del suo igloo. “Uno da qui, mentre l’altro ingresso è il passaggio che avete trovato nell’igloo dei magazzini. Se proprio siete decisi ad andare, vi consiglio di prendere quello. Le persone che vanno a morire scendono lì.”
“E questo che vorrebbe dire?” fu il coro di protesta.
“Che scendendo da lì non vi spezzerete l’osso del collo, come invece succederebbe qui.”
“Mmm… d’accordo. Altro ingresso sia!”
Il gruppetto si ritrovò affacciato al buco nell’igloo-magazzino.
“Non si vede il fondo. E non c’è spazio per planare.” Si lamentò Quarkilith. “Va bene, dai, facciamolo!”

Cominciarono a scendere passo passo le scale a chiocciola. Quando ormai le loro teste stavano cominciando a girare disorientate, arrivarono finalmente in fondo, in una stanza avvolta nella penombra. Tutto era silenzio, tranne per un lieve rantolare proveniente da un angolo buio.
Si sporsero un poco, senza osare avvicinarsi oltre, e immerso in delle pelli, trovarono un uomo dall’aspetto di un cadavere che li fissava con occhi febbrili.
“Hiii, ma stai male?” domandò Wuaua beccandosi uno scappellotto da Dantes.
“Venite… dal… m-mio villaggio?” rantolò il poveretto con incredibile fatica.
Drakkar annuì. “Sì, tu chi saresti?”
“Sono… A-aggiusta-reti… la mia… famiglia sta…bene?”
“E che ne sappiamo noi.” Wuaua si beccò un altro scappellotto. Kala sorrise un pochino, mantendo però le distanze. “Su stanno tutti bene. Aggiusta-reti, ci puoi dire dove conducono queste strade?”
“Non lo so… non mi sono mai mosso da qui… ma… so che da quella parte… ci sono le provviste.” Indicò la direzione con un dito ossuto, tossendo con fatica. “E la sala… dei Trofei dei Giganti… non so altro.”
“Ah, perfetto. Beh, allora noi andiamo.” Salutò il gruppo, telando velocemente. “Buona agonia!”

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GMfra0013

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