L'Armata Brancaleone di Faerun

Il Primo Drago non si Scorda Mai
Sessione #16

Dopo aver scaraventato senza tante cerimonie i due poveri Maghi Rossi giù dalla fortezza volante, i nostri impavidi eroi convennero che, dopo l’omicidio di Rezmir e Morgia, restare ad aggirarsi per le caserme del Culto del Drago non la si sarebbe potuta definire una mossa né saggia né tantomeno prudente.
Pertanto stabilirono di tornare al piano di sopra e rischiare di far infuriare un’orda di ogre ambigui piuttosto che restare sulla scena del delitto.
Ripercorsero così quatti quatti i corridoi fino ad affacciarsi al cortile e s’inerpicarono sulle scale ghiacciate che avevano disceso solo il giorno precedente. Dopo una non proprio agevole salita, sbucarono nel cortile superiore in cui la nebbia era meno fitta e gli ogre si aggiravano sbadigliando assonnati e brontolando sottovoce, mentre in cima ai bastioni piccoli coboldi camminavano impettiti in una vana sfida di baldanza contro i loro energumeni compagni.
“Bene. E adesso che si fa?” domandò Maasdam guardandosi attorto con interesse.
“Beh, ci credono ancora adepti del Culto del Drago, perciò possiamo muoverci senza problemi.” Si strinse nelle spalle Kala.
Drakkar annuì. “Andiamo a parlare con il Gigante.”
Si incamminarono, decidendo di costeggiare la grande torre centrale e di passare vicino al muro di cinta, ma quando vi giunsero trovarono il passo sbarrato da un paio di ogre ancora rintronati dal sonno.
Quando li videro, gli ogre si limitarono a grugnire scorbutici come tutte le persone poco mattiniere.
“Che ci fate qui?” domandò uno dei due grattandosi un fianco.
“Portiamo notizie per Blagothkus.” Rispose pronto Drakkar.
L’ogre bofonchiò. “Bene. Si trova nel mastio. Fate il giro.”
“Scusa, ma non possiamo passare di qui?” domandò Dantes lanciando un’occhiata alla stradina che costeggiava la baracca.
“No. Queste caserme degli ogre. Voi non potete entrare qui, no.”
“Ma chi ha detto di voler entrare.” Fece l’ Aarakocra sollevando un sopracciglio. “Passiamo di lì e ciao.”
L’ogre scosse la testa con decisione, mentre il suo compagno lo veniva ad affiancare ed imitare nel gesto. “Qui ogre. Voi non potete stare nella caserma. Fate giro.”
“Ascolta, bellino, se non ci fai…” cominciò WuauaWuaua, ma venne prontamente fermato da Quarkilith: “D’accordo, facciamo il giro!”
Gli ogre incrociarono le braccia soddisfatti.
“Ma guarda te.” sospirò il gruppetto lanciando un’ultima occhiata esasperata ai due ogre che adesso erano intenti a prendere la colazione con tanto di biscotti.
Controvoglia fecero il giro della torre centrale, diretti al mastio al limitare del castello. Giunti però nel retro del cortile, avendo una capacità di concentrazione e un interesse per gli obbiettivi primari pari a quella di un fringuello, non poterono fare a meno di essere attratti dalla porta d’ingresso della torre che avevano appena aggirato.
I tentativi di aprire il portone furono però così imbarazzanti e infruttuosi che sorvoleremo su di essi per non ledere ulteriormente la dignità dei nostri eroi.
E facendo così finta di niente, eccoli giungere ai piedi della torre di Blagothkus dove due ogre con elmetti sbarrarono loro il passo.
“Che ci fate qui?” domandò uno degli ogre.
“Portiamo notizie per Blagothkus.” Fu la risposta di Drakkar.
“Alla faccia del déjà-vu! Ho come l’impressione che questa scena sia destinata a ripetersi ad oltranza.” Commentò Maasdam le sopracciglia sollevate con una sorta di rassegnato stupore.
Uno degli ogre si sentì in dovere di indagare. “Chi siete? Quali notizie?”
“Siamo gli stessi che son venuti l’altro giorno.” Fece notare Kala senza però riporre troppe speranze nelle capacità mnemoniche dei bestioni.
Ed infatti un silenzio ignaro seguì quella dichiarazione.
“E cosa volete dire a Blagothkus?” si riprese uno dei due ogre.
“Quello che dobbiamo dirgli lo diremo a lui solo.” Sbottò Dantes, cominciando a trovare irritante tutta quella ottusità.
“Vorrà sapere chi siete e cos…”
“Oh, basta!” sbottò il Druido. “Di’ che Wuaua il Grande desidera conferire con lui. Adesso.”
“Wuaua il…?”
“Wuaua.” Confermò con orgoglio il diretto interessato.
Giustamente un po’ confusi gli ogre fecero quanto era stato loro richiesto e ben presto i portoni della torre vennero aperti e furono condotti di nuovo alle stanze di Blagothkus.

Dopo la volta precedente i nostri poveri illusi credevano di essere pronti a qualsiasi equivoca situazione si fosse presentata loro, ma dovettero presto ricredersi quando l’ogre spalancò il portone della stanza.
Sdraiato sull’immenso e soffice letto, Blagothkus si godeva una tazza di tè fumante e biscottini formato da gigante. Al suo fianco la solita coppia di ogre si sporgeva con dubbia lascivia sul letto a pettinare la lunga chioma del loro signore che sembrava essere appena stata liberata da ambigui bigodini.
Il Gigante sollevò gli occhi su di loro. “Ancora voi? Cosa volete questa volta?”
Puntualmente Kala venne spinta a fare da avanguardia.
“Ehm… Buongiorno.” Iniziò l’Elfa regalando ai compagni l’esatta replica dell’occhiata fulminante della volta precedente. “Ci dispiace disturbare la vostra colazione, ma avevamo urgente bisogno di parlare con voi.”
Blagothkus sollevò un sopracciglio. “Sei tu Wuaua?”
“No!” trillò maligna Kala, puntando con il pollice il mezzorco alle sue spalle. “Wuaua è lui.”
“È lui ad essermi stato annunciato, quindi che si faccia avanti.”
Ricevendo pacche di sentite condoglianze dal resto del gruppo, il Druido si portò avanti senza farsi troppi problemi. La sua notevole stazza aiutava in parte a ridurre la soggezione che il Gigante incuteva, anche se non era proprio del tutto causata dalla differenza di altezza.
“Eccomi.” Fece Wuaua, prima di aggiungere senza mezzi termini: “Siamo qui per proporti un accordo.”
Blagothkus lo guardò stranito. “Abbiamo già un accordo! O forse Rezmir ha cambiato idea?”
Un momento di silenzioso disagio calò nella stanza.
Preoccupato dall’approccio un po’ troppo diretto del compagno, Drakkar intervenne: “Eehh… in realtà Rezmir non c’entra.”
“Cosa intendete?” il Gigante sembrava confuso. “Come può non entrarci Rezmir? Io non tratto certo con dei miseri sottoposti.”
“Ed è questo il punto.” Sbottò Dantes storcendo il becco. “Noi non siamo sottoposti di Rezmir.” Quella mascherata da adoratore di draghi non gli era mai andata molto a genio ed era felice di poter finalmente abbandonare la commedia.
Blagothkus si tirò su di colpo, ribaltando il tavolinetto sulle sue ginocchia, rovesciando sul letto la colazione, facendo emettere agli ogre un poco dignitoso ‘gasp!’ degno di una rivelazione teatrale da scadente commedia.
“Chi siete voi?” tuonò il Gigante scrutandoli guardingo, la mano pericolosamente pronta ad afferrare la sua morningstar.
Drakkar si affrettò a far da portavoce. “Siamo qui per conto degli Arpisti e in loro nome ti offriamo un accordo.”
“Io ho già un contratto!”
“Ma con gli Arpisti farai affari migliori. Te lo possiamo assicurare.”
“Anche perché ormai Rezmir è morta, quindi…” annunciò con flemma incredibile Wuaua stringendosi nelle spalle. “Qualsiasi accordo tu abbia fatto ormai non c’è più.”
Blagothkus balzò giù dal letto, torreggiando su di loro e la sua voce tuonò come una tempesta. “Rezmir morta?! Chi è stato?”
Ma più che rispondergli il gruppo era impegnato a coprirsi gli occhi e distogliere lo sguardo dal corpo nudo del Gigante coperto solo da un fin troppo misero lembo di stoffa legato attorno alla vita.
La voce di Maasdam giunse prudentemente dalle spalle di Quarkilith osando dire: “Ehm… noi?”
“COSA!?” il grido di rabbia del Gigante rimbombò per tutto il castello tanto che persino gli ogre all’esterno si bloccarono, occhieggiando il mastio preoccupati. “Come avete osato?!”
“Sembra esserci rimasto male.” Sussurrò Kala che si era prudentemente portata in fondo al gruppo a fianco del ladro. “Magari aveva una cotta per lei!”
“Macché cotta! Massimo era la sua compagna di shopping!” le bisbigliò di rimando Maasdam.
“Oh, poverino!” fece Kala portandosi una mano alla bocca in un gesto sentito.
Blagothkus afferrò come una furia la sua morningstar, sollevandola in alto pronto a scagliare il primo colpo.
“Ma ti stiamo offrendo un altro accordo! Più vantaggioso!” Provò ancora Dantes con voce non troppo sicura.
“Non mi interessano i soldi!” tuonò Blagothkus. “Io voglio solo restaurare l’antica gloria dei Giganti e Rezmir e il Culto del Drago servivano al mio scopo!”
Mentre il Signore del Castello esprimeva tutta la sua furia e si preparava a farla pagare a chi aveva osato troppo, a Drakkar tornò in mente una vecchia ballata che suo nonno era solito intonare nei momenti di massima sbronza… ma in effetti quello non era il momento e si appuntò mentalmente di scriverla in un secondo tempo, tornando a concentrarsi su questioni più pressanti. Ripensando a vecchie storie che non coinvolgevano suo nonno ubriaco, aggrottò le sopracciglia confuso.
“Ma… i Giganti e i Draghi non sono sempre stati nemici? Dubito che il Culto ti volesse aiutare davvero…” Fece incerto.
Quelle parole sembrarono mettere un freno alla furia di Blagothkus che, con una punta di sorpresa nello sguardo, abbassò la morningstar con lentezza, studiando il gruppo con nuova attenzione. “Quindi non siete gli sprovveduti che sembrate essere.”
“Insomma.” Fu l’onesto pensiero che passò contemporaneamente nella mente di tutto il gruppo.
“Sembra che qualcosa sappiate pure voi.” Continuò il Gigante. Aveva abbandonato la posa minacciosa da battaglia, posando la morningstar al suolo davanti a sé quasi fosse uno scettro.
“Esatto,” fece Drakkar con un po’ più fiducioso nelle possibilità di scamparla. “Come è possibile che il Culto del Drago volesse aiutare gli acerrimi nemici di coloro che adorano?”
Blagothkus sbuffò. “Tsk, loro non sanno che li sto sfruttando per raggiungere i miei scopi.”
“Che sarebbero?” lo incoraggiò Maasdam.
“Riportare i Giganti alla loro antica gloria!” fece invasato Blagothkus ripetendo per l’ennesima volta il concetto, ma senza dare esaurienti spiegazioni.
“Figo!” commentò Quarkilith impressionato. “Possiamo aiutarti noi per quello. Come pensavi di fare?”
“Il Culto del Drago avrebbe liberato Tiamat e attorno a lei si sarebbero raccolti tutti i suoi figli. Così io e il mio popolo avremmo potuto finalmente avere l’epico scontro che da ere attendevamo! Distruggendo tutti draghi, i Giganti torneranno alla loro antica gloria!”
Le ali di Dantes sbatterono allegre. “Accettiamo!”
“COSA!?” gridò Kala l’espressione oltraggiata come se le avessero intimato di sterminare una colonia di adorabili gattini. “No! Non esiste che aiutiamo uno sporco ammazzadrag… mpf!!!!!!”
La tirata da fanatica ambientalista dell’Elfa venne interrotta dalla mano ferma di Dantes che le tappò la bocca con decisione, sorridendo amabile al Gigante perplesso.
Ignorando le proteste sommesse e l’agitarsi della stregona, Drakkar pensò di passare a discutere argomenti più concreti. “E secondo te i Giganti risponderanno alla tua chiamata?” chiese professionale.
Blagothkus sbuffò quello che era un mezzo riso di superiorità. “L’hanno già fatto. Nel nord ho un esercito che attende solo un mio cenno.”
“Beh, allora direi che può andare.” Commentò Maasdam cercando l’assenso negli occhi dei compagni, ma non sprecando tempo con Kala.
“Un momento!” tuonò il Gigante facendo rimpicciolire ancora di più l’Halfling. “Prima voglio garanzie. Una dimostrazione delle vostre capacità.”
“Mi sembra giusto.” Annuì Dantes.
“Vai tranquillo, siamo troppo forti.” Lo rassicurò Quarkilith agitando un’ala.
“Vi darò quarantotto ore per portare a termine questi incarichi. In questi due giorni, nessuno dei miei sottoposti vi disturberà e potrete girare liberamente per la fortezza. Dimostratevi degni alleati. Soggetti scomodi si annidano nella mia fortezza. Voglio che siano eliminati.”
Wuaua annuì. “Più che fattibile. Chi?”
“La prima sarebbe stata Rezmir, ma…”
“Già fatto!” esclamò Dantes.
“Già… poi Morgia la vampira.”
“Fatto!” esclamò Wuaua.
“I maghi rossi.”
“Fatto!” esclamò Quarkilith.
Al che Blagothkus gridò giustamente: “MA CHE CA##@!”
Guardò il gruppo con tanto d’occhi che quasi la morningstar gli cadde dalle mani tanto era allibito. “Siete venuti da me dopo aver già devastato metà del mio castello e ucciso tutti i miei alleati?!”
Kala si portò un dito al lato della bocca pensosa. “In effetti, messa così…”
“Come avete potuto!? Come avete fatto?!” sbraitò il Gigante, prima di fermarsi prendendo un bel respiro. “Anzi, no, non voglio sapere…”
“Ottima scelta!” convenne Maasdam con un sorriso saputo.
Il Gigante si passò una mano sugli occhi. “Vi resta da eliminare solo il drago, Glazhael l’Inseguitore di Nubi. Se siete i grandi guerrieri che affermate di essere, per voi non sarà un problema. Se riuscirete, allora mi occuperò io degli adepti del Culto del Drago che si trovano qui e l’alleanza sarà sancita. E adesso sparite, siete congedati.”
Il gruppo non se lo fece ripetere due volte.
Mentre l’ordine di lasciare in pace la stramba combriccola veniva diffuso fra gli ogre, suddetti soggetti si misero ad aggirarsi spavaldi per il cortile, godendosi quella loro appena conquistata inviolabilità.

“Che facciamo, andiamo subito dal drago?” chiese Maasdam un po’ incerto sull’ultima clausola dell’accordo appena stipulato. Non era tanto sicuro sarebbe riuscito a riemergere intero dallo stomaco di un drago come aveva fatto con le rane giganti. E, dato l’andazzo dell’avventura… un brivido gli corse lungo la schiena. Meglio non pensarci.
“Quark! Io dico di esplorare la torre di prima!” propose Quarkilith impettendosi.
Drakkar lo scrutò sollevando un sopracciglio. “Concorderei, ma come facciamo ad entrare? La porta è bloccata.”
“Chiediamo al nostro amico Gigante?” domandò Dantes che aveva cominciato a provare simpatia per Blagothkus dato il loro comune odio per i draghi. Solo se però le distanze di sicurezza venivano mantenute, si indente.
“Voi,” Quarkilith indicò il Bardo, Wuaua e Kala. “Forse non potete entrare, ma noi Aarakocra sì. E possiamo portarci dietro il piccoletto manolesta.”
Wuaua si strinse nelle spalle. “A me sta bene.”
Ancora un po’ irritata per l’accordo antidraghi, Kala si limitò a sbuffare il suo assenso.
“Andate e cercate di aprire quella dannata porta.” Disse Drakkar.
I due Aarakocra afferrarono Maasdam e con pochi battiti di ali raggiunsero il terrazzo aperto della torre, sparendo all’interno.
E mentre osservavano con il naso all’insù i tre compagni che andavano in avanscoperta, Kala si strinse nelle spalle. “Bene. E noi che si fa?”
Wuaua si guardò attorno fin quando l’occhio non gli cadde sui due ogre che si stavano rigirando abilmente uno dei loro elmetti fra le mani.
Un sogghigno gli comparve sul volto. “Forse ho un’idea…”

Nel mentre, i due pennuti e il tappetto aprirono la portafinestra della terrazza ritrovandosi avvolti da una fitta oscurità.
Scattando sull’attenti, Quarkilith si mise in allarme: “C’è un incantesimo qui!”
“No, sono solo le tapparelle chiuse.” Lo spense subito Dantes, affilando lo sguardo là dove sembrava esserci appena un’ombra di luce.
“Va bene, procediamo con cautela.” Disse Maasdam un momento prima di scivolare su un gradino e lanciare una colorita esclamazione che risuonò per tutta la torre. Quando si rialzò, tenne bassa la testa. “Cavolo, mi dispiace ragazzi.”
“Ma chi se ne frega!” lo rassicurò Quarkilith battendogli una sonora pacca sulla spalla. “Andiamo!”
“Non si vede niente, facciamo entrare un po’ di luce?” domandò Dantes avvicinandosi ad una finestra.
Alla parola luce, qualcosa si accese anche nella mente di Quarkilith che trionfante estrasse la lancia “Dragongleam”, rubata a tempo debito ai cultisti. “Ci penso io! Occhio splendente di Tiamat!”
Al comando, l’asta si illuminò di un bagliore fioco, ma che rischiarò notevolmente l’ambiente. Aveva l’aria di un’antica torre di una nobiltà decaduta e tutto era coperto da un velo di polvere e ragnatele e il silenzio vi regnava sovrano. Alcuni oggetti sembravano essere tuttavia stati utilizzati di recente, ma non c’erano veri segni che l’ambiente fosse abitato. Persino le scale che conducevano ai piani inferiori erano franati, così come i pavimenti, ed avevano finito per bloccare la porta d’ingresso alla base della torre.
Adesso che avevano un minimo di visuale, si dettero all’esplorazione selvaggia di ogni anfratto, avidi come sempre di tesori e reliquie.

Nel mentre discutevano e ispezionavano però, ai piedi della torre, una ben più epica sfida stava avendo luogo. Le gesta che lì furono compiute rimasero a lungo nelle cronache e i bardi sportivi continueranno a decantarle in ogni angolo del Faerun per molte generazioni a venire, perché proprio quel giorno, a Skyreach Wuaua, Kala e Drakkar giocarono una delle migliori partite di calcio che mai si fossero viste, battendo gli ogre in casa. La mirabolante cronaca di questa impresa sarà però narrata in sede più appropriata e degna della sua rilevanza. Anche il resto del gruppo non restò inattivo, sebbene a loro non accadde niente di più che cadere in una banale imboscata.

Fu solo quando Quarkilith, Maasdam e Dantes si trovarono al centro della stanza che un cigolio inquietante fece correre un brivido freddo lungo le loro schiene.
Seguendo il rumore sollevarono preoccupati gli sguardi, notando solo allora tre bare appese al soffitto. Ma ciò che li raggelò fu che si stavano aprendo e, con un fruscio sinistro, tre scure figure ne scivolarono fuori.
“Oh, qui piovono vampiri!” gridò Quarkilith, mettendosi in posa d’attacco.
Maasdam si ritrasse subito nell’ombra. “Ma son cascati giù dalle bare?”
I tre vampiri li circondarono, sibilando furibondi, le zanne aguzze sguainate e gli occhi saettanti di rabbia.
“Non vi permetteremo di ferire ancora la nostra sposa.” Minacciò con voce roca uno.
Un secondo terminò il discorso con un ringhio. “Non adesso che è indifesa e sta recuperando le forze.”
“Ma parlano di Morgia?” chiese Dantes, le spade già sguainate.


Vampiro (Prole Vampirica di Morgia)

La sua domanda però sembrò provocare i vampiri che, in contemporanea, si lanciarono su di loro. Maasdam fu lesto a tirarsi indietro, mentre Dantes incrociò le spade di fronte a sé, bloccando così l’attacco di uno. Solo Quarkilith non riuscì ad evitare l’assalto e il vampiro gli fu addosso, tirando indietro la testa con un sibilo prima di affondargliela famelico nel collo e strappargli un grido di dolore.
Specularmente un grido che sembrava la voce di Wuaua e che suonava molto come ‘Gooaal!!! 9 a 7, cacchio, sìììì!!!!’ echeggiò in lontananza, lasciando sorpreso il vampiro i cui denti erano affondati nel collo di Quarkilith.
Approfittando di quella inusitata distrazione, Maasdam incoccò l’arco, scagliando una freccia. Non avrebbe fatto molto danno, ma ottenne l’effetto sperato e il vampiro si staccò dalla sua vittima con un ringhio.
“Oh, ma sempre me mordono!” si lamentò l’Aarakocra portando una mano ai fori sul collo.
“Avrai il sangue buono.” Si strinse nelle spalle Maasdam.
Nonostante il pessimo inizio, le sorti dello scontro si ribaltarono in fretta. E mentre dal piano terra giungevano i boati esultanti di un tifo indiavolato e cori da stadio che suonavano molto come “Siamo noi! Siamo noi! I tifosi degli ogre siamo noi!”, i nostri tre compagni si apprestarono ad eliminare i noiosi succhiasangue. Lo scontro con Morgia era stato un buon insegnamento e questi vampiri sembravano avere la metà della sua forza. E mentre veniva annunciata la fine della partita allo strabiliante risultato di 19 a 17, Dantes, Maasdam e Quarkilith inflissero il colpo mortale ai loro tre avversari. Ma, con grande sorpresa, stavolta videro chiaramente i vampiri diventare cenere e ritirarsi in un turbinio nero nelle bare.
Dantes aggrottò le sopracciglia. “Ehi, qui mi sa che questi non sono morti, proprio come Morgia. Son tornati nelle bare per recuperare energia.”
“E come si fa ad ucciderli?”
“Avevamo detto col fuoco, no?”
Maasdam annuì. “Meglio far venire anche gli altri.”
I tre si affacciarono al cornicione del terrazzo per richiamare i compagni, ma si bloccarono stralunati alla scena insolita che si stava svolgendo ai piedi della torre. Ogre tristi e abbattuti scuotevano il capo sconsolati e si davano pacche di incoraggiamento sulla schiena, mentre il loro compagni gridavano di gioia, un Wuaua esultante con un braccio attorno alle spalle di Kala e Drakkar, mentre un elmo senza corna giaceva abbandonato in mezzo al gruppo.
“Ma che…?” fece Dantes cercando spiegazioni nei compagni che si strinsero nelle spalle straniti quanto lui.
“Ehi!” richiamò Quarkilith riuscendo a interrompere i festeggiamenti dei tre ma non il sorriso vittorioso che si vedeva anche a quella distanza.
“Oh, giusto!” esclamò Wuaua lasciando andare i compagni.
Drakkar fu il primo a riprendere un minimo di contegno. “Che avete trovato?”
“Lunga storia.” Tagliò corto Dantes. “Vi portiamo su a volo uno per volta, perché non c’è modo di scendere ai piani inferiori, è tutto franato.”
I due Aarakocra volarono giù, mentre i tre salutavano amichevolmente gli ogre.
Ritrovatisi poi tutti nella stanza, si raccolsero attorno alla lussuosa bara, come una setta attorno al suo luogo di culto.
“Dite che lì dentro c’è Morgia?” fece pensosa Kala indicando la cassa con un dito.
Dantes annuì. “I vampiri che abbiamo sconfitto hanno detto di voler proteggere la loro sposa Morgia che era ancora debole.”
“Beh, direi che è una prova abbastanza schiacciante.”
Maasdam si affacciò sulla bara, scrutandola incerto. “Quindi che facciamo? Rischiamo di aprirla?”
Un attimo di silenzio e poi: “Diamo fuoco a tutto?”
“Diamo fuoco a tutto.” Fu l’eco concorde che ne seguì.
Tutti si allontanarono dalle bare, quindi Drakkar fece un gesto di invito. “Prego, Kala.”
L’Elfa stese le mani e una palla di fuoco scaturì con un rombo dalle sue dita e in pochi attimi ridusse in cenere ogni bara presente nella stanza.
Kala sbatté le mani soddisfatta. “Ecco fatto!”
“Uffa… io volevo un altro unicorno…” sbuffò sottovoce Quarkilith. Sembrava aver preso gusto ad assistere ai fallimenti magici della stregona.
Messa a punto l’ennesima strage, ispezionarono la torre là dove le macerie lo permettevano, ma non trovarono niente che fosse di loro interesse e quindi, sempre uno alla volta, vennero riportati a terra dagli Aarakocra.
Valutate le loro condizioni e l’impresa titanica che li attendeva, strano ma vero presero la saggia decisione di riposare per poter proseguire al meglio delle loro forze. Così, chiesto dove dormire ad un ogre ancora depresso per la sconfitta, ma già carico in vista della prossima partita, arrivarono alla loro stanza. Quando avevano avuto dubbi su come ci sarebbero stati tutti comodamente non avevano tenuto conto che, dopotutto, quella era una stanza a misura di Gigante. Dopo una rapida ispezione della stanza in cui trovarono la solita parete a dissolvenza con cui era altamente sconsigliato giocare a ‘tana libera tutti’ ed essersi tolti giustamente la soddisfazione di saltellare sul materasso letteralmente gigantesco, si misero a dormire.
E così la mattina dopo si svegliarono carichi di energie ed entusiasmo e all’inno di un più che ottimistico: “Primo drago! Primo drago!” si avviarono a uno degli ingressi della tana.
“Uh.” Fu l’eloquente commento di Wuaua valutando con occhio critico il tunnel ghiacciato che scendeva in basso e non se ne vedeva la fine. Dopotutto, il castello di Skyreach era stato costruito come appendice d’abbellimento sull’enorme quell’enorme iceberg volante che era la tana del drago.
“Come vogliamo muoverci?” domandò Dantes sporgendosi un poco.
“I draghi sono più forti nelle loro tane, proviamo a portarlo fuori?” suggerì Quarkilith.
“Ma riusciremo a combattere in un tunnel così stretto?”
“Ci possiamo provare, andiamo.”
Tentando inutilmente a scendere in silenzio, il gruppo attraversò tutta la galleria, cercando di memorizzare la strada percorsa nel caso ci fosse stato da gettarsi in una precipitosa ritirata. La galleria cominciò ad aprirsi, affacciandosi su un’enorme stanza al cui centro una profonda voragine sembrava brillare attraverso il ghiaccio azzurro.
Come gazze ladre incantate dal luccichio del tesoro, stavano per entrare nella stanza quando Maasdam notò un piccolo dettaglio che lo ghiacciò sul posto.
“Ragazzi…” chiamò con voce strozzata non riuscendo a muoversi.
In alto, in cima ad una sporgenza di ghiaccio, una lunghissima coda bianca squamosa ondeggiava pigramente con la tranquillità di chi è perfettamente padrone della situazione.
“Ah! Il drago!” esclamò estasiata Kala più interessata alla bestia che al tesoro.
Quarkilith fu subito pronto all’azione. “D’accordo, come facciamo a farci inseguire?”
“Lo provochiamo!” si lanciò pronto Wuaua attirando l’attenzione del drago e gridando le peggio infamate e giurando di rubare tutto il tesoro.
Questo sortì l’effetto desiderato. D’improvviso tutta la stanza di ghiaccio tremò quasi fosse di cristallo e, in un lampo bianco, Glazhael si lanciò via dalla sporgenza librandosi in aria al centro della stanza.
“Sciocche creature, desiderate così tanto la vostra morte da venire a sfidarmi nella mia stessa tana?” sibilò il drago, con minaccioso divertimento. Le ali sbattevano pigre, di chi è perfettamente padrone della situazione. “Avete violato la mia tana e questo non è perdonabile, ladri. Qualunque sia il motivo per cui siete giunti qui, non ha più importanza ormai. I vostri folli propositi termineranno qui, per mia mano!”
Con gli occhi chiari saettanti di rabbia, spalancò le fauci tremende tirando indietro il collo per caricare il colpo.
“Via!” gridò Dantes.
Senza che gli altri avessero bisogno di farselo ripetere due volte, si precipitarono tutti nel tunnel un momento prima che un soffio ghiacciato si abbattesse su loro, seguito poi da un tonfo terribile, segno che il drago era sceso a terra.
Tentarono di risalire il tunnel in tutta fretta, ma si ritrovarono a sbattere il naso contro un muro di ghiaccio emerso magicamente dal nulla per volontà del drago.
“Ci penso io!” si fece pronto Quarkilith caricando calci e pugni contro la barriera di ghiaccio. “Wuatah! Quark!”
La barriera andò in frantumi, ma era troppo tardi. Il muso di Glazhael sbucò alle loro spalle e si sarebbe potuto giurare stesse sogghignando.
“Non avete via di scampo.” Ringhiò il drago. “Non da me!”
“Babbo!” esclamò con gioia Kala allargando le braccia verso il drago prima di essere travolta da un soffio di ghiaccio che le gelò letteralmente il sangue delle vene.
“No, direi che non è papà.” Balbettò l’Elfa tirandosi indietro malamente, il corpo intirizzito che scricchiolava in maniera preoccupante.
“Te lo sei meritato tutto.” Commentò caustico Maasdam, sfregandosi con forza le braccia attorno al corpo. Il suo livello di disagio era alle stelle. In un tunnel senza via di fuga proprio a portata della bocca della cosa più grossa che avrebbe mai potuto ingoiarlo: stava pericolosamente rischiando di avere un attacco isterico.
Dantes imboccò un’altra galleria, incitando i compagni. “Muoviamoci!”
Ovunque andassero il soffio gelido di Glazhael li raggiungeva, togliendo loro le forze. Fu a quel punto, nel momento più disperato, che Wuaua ebbe l’idea.
“Fermi tutti!” esclamò carico e fiducioso, lo sguardo concentrato. “Se mi trasformo in leopardo vado veloce come le foreste e riesco a superarlo e lo attacco da dietro!”
Silenzio.
“Perché notoriamente le foreste si muovono velocissime, eh!” Fu il commento acido che Hazirawn, la spada nera, non si riuscì più a trattenere, pentendosi ogni momento di più di essere finita in mano a simili soggetti.
Wuaua aprì la bocca, ma non riuscì effettivamente a controbattere, fin quando non si illuminò di nuovo. “Però se evoco dei folletti infuocati possono tenere impegnato il drago il tempo necessario per farci tornare nella tana!”
“Oh, questa potrebbe funzionare!” ammise Kala.
“E allora forza, fallo!” lo incitò impaziente Dantes, sentendo il drago tornare alla carica. Il Druido agitò le mani in aria con mosse sapienti e un momento dopo tre spiritelli di fuoco comparvero di fronte a loro. Sbuffando fumo e magma si lanciarono addosso al muso del drago, stringendolo in quello che sembrava essere un abbraccio di gruppo, ma che di fatto era il loro inesorabile attacco.
I tre esseri fiammanti cominciarono a sfrigolare, bruciando sempre di più, fin quando il primo di essi non esplose con un boato contro la guancia del drago, lasciandogli un’ustione orribile sul muso.
“Cacchio, ma son fortissimi!” esclamò a becco aperto Quarkilith, mentre gli altri due folletti si preparavano allo stesso attacco suicida.
Mentre esplodevano in uno schianto di scintille, Wuaua si voltò verso i compagni con occhi lucidi: “Non rendiamo vano il loro sacrificio!”
Tutti annuirono e si precipitarono nella tana del drago, mentre Glazhael si dimenava e ruggiva furioso per le ustioni sul muso, sibilando imprecazioni in dragonico che fecero arrossire Kala, la sola in grado di comprenderle.
“Avete osato l’immaginabile!” ruggì Glazhael. “La vostra morte verrà solo dopo che vi avrò donato indicibili sofferenze!”
Forse nella sua tana il drago era più forte, ma adesso avevano sufficiente spazio di manovra per combattere. Appena Glazhael uscì dal tunnel tutti gli furono addosso, attaccandolo senza risparmiare un colpo. Certo il loro assalto se paragonato alle risposte del drago era niente, ma alla fine, Glazhael, stufo degli attacchi di quei miserabili esseri, con un possente battito di ali spiccò il volo, portandosi a volteggiare al centro della stanza.
“Oh, perfetto!” si lamentò Drakkar scoraggiato tenendo il naso in alto. “E adesso come facciamo?”
I due Aarakocra si lanciarono uno sguardo d’intesa. “Ci pensiamo…”
“Ci penso io!” li interruppe Wuaua, che già stava agitando le mani in aria richiamando un incantesimo.
Maasdam sollevò un sopracciglio. “Se è come per le foreste si sta freschi!”
“Guarda che io ve la svolto sempre!” gli fece notare il Druido un attimo prima di far comparire due gigantesche aquile e saltando con agilità in groppa ad una.
“Andiamo!” richiamò alla carica, partendo in volo sulla bestia, seguito da due esterrefatti e perplessi Aarakocra, mentre Drakkar saltava sopra la seconda aquila.
Maasdam si voltò a guardare Kala. “Noi restiamo qui?”
“Noi restiamo qui.” Convenne saggiamente l’Elfa.
L’improbabile stormo volò verso un sorpreso drago che certo tutto si era aspettato tranne che ritrovarsi la tana invasa di pennuti, ma si riprese, spalancando le fauci e preparandosi all’assalto. Mentre i due Aarakocra e Drakkar lo tenevano impegnato, Wuaua portò a termine il suo piano, guidando l’aquila a volteggiare fin sopra il drago.
“Banzaiiiiiii!!!!!!!!” gridò il Druido lanciandosi dall’uccello verso la groppa del drago.
Quindi, con un’azione che ebbe dell’incredibile e degna dei più grandi poemi epici, Wuaua cominciò a mutare aspetto a mezz’aria e, quando atterrò sul drago, aveva ormai assunto la forma di un gigantesco pitone.
Il peso della trasformazione animale destabilizzò il volo di Glazhael che si voltò esterrefatto per trovarsi faccia a faccia con Wuaua che gli sibilò minaccioso contro, cominciandolo ad avvolgerlo fra le sue spire.
Mentre la coda bloccava le bianche ali del drago, con la testa cominciava a strozzarlo. I due rettili giganti si dibatterono a mezz’aria in un groviglio bianco e verde, sibilando furibondi l’uno contro l’altro, mentre il resto del gruppo fissava attonito la scena.
Infine, la morsa delle spire di Wuaua si fece micidiale e con un rantolo il drago si immobilizzò, precipitando al suolo nella voragine del tesoro, sollevando una nuvola di schegge di ghiaccio e monete d’oro.
Mentre il drago giaceva a terra frastornato e ferito, Wuaua riassunse la sua forma umanoide, tirandosi in piedi un po’ scombussolato (era un po’più che scombussolato, nella caduta era rimasto schiacciato dal drago!). Ma Glazhael ancora non era sconfitto e si preparò ad un ultimo disperato tentativo di difesa.
Tutto il gruppo si lanciò contro al drago per massacrarlo di botte. L’unica che si astenne fu Kala che rimase a debita distanza per assicurarsi che gli incantesimi lanciati dal drago non ammazzassero i compagni troppo presi dalla foga dell’imminente vittoria per prestare attenzione a magie capaci di ucciderli malamente in pochi minuti.
Ed infine, dopo un’ardua lotta, con un incredibile attacco combinato da parte di tutto il gruppo, Glazhael l’Inseguitore di Nubi venne sconfitto.
Senza farsi troppi problemi, il gruppo staccò la testa al drago e la trascinarono per le gallerie fino a deporla ai piedi della torre di Blagothkus. Quando il Gigante vide il trofeo si convinse e l’accordo venne siglato. Così, mentre gli ogre trucidavano i membri del Culto del Drago di Skyreach, i nostri eroi si godevano un lauto banchetto ospiti del Gigante, stabilendo le ultime clausole del contratto.
Dopo tutto ciò che avevano passato, la traversata nel castello fino a Elturel fu una vera gioia per il gruppo. Furono trattati come graditi ospiti e si ripresero dal viaggio, dimenticandosi per un momento del Culto del Drago, degli Arpisti e anche dell’imminente fine del mondo, per dedicarsi piuttosto ad eclatanti tornei di calcio dato che gli ogre ci avevano preso gusto.
Fu dopo una settimana che giunsero a destinazione.
L’arrivo di un immenso castello volante non passò certo inosservato ad Elturel. Il tempo per la fortezza di Skyreach di arrivare al confine della città e gettare le ancore, che tutta la guardia armata era stata schierata di fronte alle porte, lance e spade alla mano.
“Fatevi avanti!” tuonò autoritario Ontharr Frume, Capo dell’Ordine del Guanto d’Arme.
Il ponte levatoio si abbassò con un cigolio di catene e un’ondata di polvere si sollevò quando sbatté al suolo.
Ontharr non poté credere ai proprio occhi né trattenere un’esclamazione di puro stupore quando, in cima al ponte, comparve lo sconclusionato gruppo che temeva non avrebbe più rivisto.
“Voi!” tuonò gonfiando il petto di allegria e spalancando le braccia. “Per la mia barba, siete sopravvissuti!”
“Ontharr!”
Il gruppo sorrise trionfante, mentre Ontharr veniva verso di loro, non osando però mettere piede sul ponte levatoio.
“Per la miseria se sono sorpreso e felice di vedervi, giovanotti! Ma che è questo castello? Che sta succedendo?” domandò Frume quando lo ebbero raggiunto, lanciando uno sguardo oltre le loro spalle e notando solo in quel momento la presenza di Kala. “E lei chi è?”
“La nostra nuova compagna, ci ha aiutati nell’impresa.” Spiegò Quarkilith, mentre Kala salutava con un cenno del capo. “Il castello di Skyreach appartiene al gigante Blagothkus, ma non dovete temere, è un alleato.”
Il grosso omone sobbalzò. “Un gigante alleato? Ma cosa avete combinato?”
“Andiamo da Leosin Erlanthar, così vi spiegheremo tutto.” Fece Drakkar.
Ontharr lanciò un’ultima occhiata al castello. “Se mi dite che questa fortezza non crea alcuna minaccia vi crederò, ragazzi. Forza, andiamo da Leosin sono certo vorrà sentire almeno quanto me questa storia.”
In effetti Leosin Erlanthar, piacevolmente sorpreso del loro ritorno, fu ben impaziente di ascoltare tutto l’accaduto. Mentre il gruppo si alternava nel racconto dell’impresa, Ontharr e Leosin si facevano sempre più ammirati, soprattutto quando raccontarono della morte di Rezmir la nera e di Glazhael l’Inseguitore di Nubi.
“Ragazzi,” fece Leosin quando il racconto terminò. “Sono veramente senza parole. Avete compiuto grandi gesta e per questo avete tutta la nostra riconoscenza, non potevamo affidarci a mani migliori.”
“è stato un onore.” Ringraziò Drakkar per tutto il gruppo.
L’Arpista assunse un’espressione professionale. “Il vostro aiuto è stato preziosissimo e per questo vi chiedo ancora una volta una mano. Avete fatto tanto e le informazioni che ci avete riportato sono state essenziali, ma purtroppo il Culto del Drago non è ancora stato fermato.” Incrociò le mani di fronte a sé, i gomiti posati sul tavolo, lo sguardo nero penetrante. “Tra pochi giorni si terrà un consiglio delle cinque principali fazioni di Faerun a Waterdeep. Vi chiedo di partecipare e di continuare a darci il vostro sostegno. Abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile se non vogliamo che Tiamat si liberi dalla sua prigione infernale e si scateni il caos. Insomma riuscite ad immaginarvi interi stormi di draghi?”
“Io sì! Me li sogno tutte le notti!” esclamò estasiata Kala guadagnandosi l’occhiata più allucinata e sospettosa che Leosin fosse in grado di sfoderare.
L’Arpista inarcò un sopracciglio, mentre a Kala arrivavano calci sotto il tavolo da tutte le direzioni.
“Sì….” Fece Leosin con diffidente lentezza scrutando l’Elfa. “Dicevamo… accettereste di venire?”
“Molto volentieri!” si affrettò a dire Drakkar prima che la stregona potesse fare ulteriore danno. “Per noi sarà un onore.” Convenne Dantes.
La convinzione dei loro sguardi sembrò rassicurare Leosin che si rilassò.
“Vi ringrazio.” Disse con un mezzo sorriso. “Partiremo domani con il teletrasporto.”
Il giorno dopo, fatti gli ultimi accordi con Blagothkus e salutati gli ogre con tristezza, i nostri eroi attraversarono il portale per giungere a Waterdeep.


6: Cancello Principale (e Golem); 6B: Torri del Cancello; 7: Corte Inferiore; 8: Stalle (per Viverne o simili); 9: Caserme (per “piccole genti”); 10: Camera dei Giganti di Pietra; 11: Ex-Camera di Rezmir “la Nera”; 12: Ex-Camera dei Maghi Rossi (Azbara Jos e Rath Modar); 13: Magazzino; 14: Camera per ospiti (anche “piccoli”); 15: Cucine; 16: Corte Superiore; 17: Alta Torre Azzurra (?); 18: Torre Diroccata (Ex-Dominio di Sandesyl Morgia); 19: Torre Principale (?); 20: Caserma degli Ogre; 21: Torre Senza Accesso (???); 22: Torre di Blagothkus; 23: Camere per ospiti (“Giganti”); 24: Zone per la servitù; 25: Grandi Tunnel (Ex-tana di Glazhael, “l’Inseguitore di Nubi”.

View
Un Castello nel Cielo
Sessione #15

Proseguendo il loro cammino nella strada del bosco, l’improbabile quanto impavido gruppo dei nostri avventurieri giunse infine a scorgere il villaggio di cui erano stati molto poco spontaneamente informati.
Le poche abitazioni erano avvolte dal silenzio della notte e solo qualche lanterna accesa per le strade o qualche finestra gettavano luce per le strade del villaggio. In alto, nel cielo, quasi fosse la proiezione d’ombra della luna stessa, veleggiava il Castello di Skyreach.
“Visto che l’abbiamo trovata?” fece orgoglioso Dantes sollevando il becco fiero.
“Mah…” fece Wuaua. “A me sembra che si stia allontanando.”
La combriccola puntò i nasi al cielo.
“Così pare…” si ritrovò ad ammettere Drakkar. “Quindi che facciamo?”
Quarkilith si strinse nelle ali. “Andiamo ad esplorare il villaggio e poi si vedrà.”
Il gruppetto si incamminò lungo la via principale fino a quando non videro, in lontananza, la piazza del villaggio. Di per sé non sarebbe stata una gran piazza, ma le cinque guardie che se ne stavano a controllare il perimetro senza troppo zelo cambiavano un po’ l’aspetto generale del paesaggio.
“Er…” fece Kal fermandosi incerta. “Forse è meglio cambiare strada.”
“Non fare la femminuccia! Siamo travestiti!” fecero in coro Monaco e Ranger, il cui becco giallo spuntava da sotto il cappuccio e le ali sulla schiena di entrambi davano loro aspetto di un certo famoso Gobbo.
“Già…” sbiancò Maasdam, ma si ringalluzzì in fretta. “Ma a questo giro seguite me! Aahh, finalmente si fa una cosa nello stile che piace a me!”
Seguendo il piccoletto per i vicoli bui, in qualche modo venne aggirato il controllo delle guardie. Restava da capire quale potesse essere la loro destinazione e, soprattutto, come raggiungere il Castello che si stava allontanando a discreta velocità.
Fortuna volle (o Anhur volle, giusto per far contento Quarkilith) che, esattamente dall’edificio accanto a cui si ritrovarono a passare, uno strano ringhio sommesso attirò la loro attenzione.
“Ah!” esclamò subito Wuaua drizzando la testa sull’attenti. “Ringhi, odore di stallatico… qui ci sono bestioline! Venite!”
Entrarono così nell’edificio. Certo quelle che si trovarono davanti nella concezione di un mezzorco druido alto due metri potevano in effetti essere considerate bestioline, ma per il povero Maasdam non erano che l’ennesima potenziale bestiaccia che avrebbe potuto ingoiarlo in un sol boccone.
Erano infatti due grosse viverne che si voltarono verso di loro fissandoli con scarso interesse e fastidio, ma senza dar prova di essere turbate dalla loro presenza.
Per precauzione comunque il ladro scivolò alle spalle di Quarkilith. Non si sapeva mai, magari preferivano il pollo alla carne umana.
Dantes si avvicinò agli animali con passo sicuro. “Sembra proprio che abbiamo trovato il nostro passaggio per il Castello.”
“Ah! E io, dopo un po’ di impegno, potrò trasformarmi in viverna!” fece Wuaua con voce tonante, andando a tirar giù le imboccature e prendendosi una sella sul braccio, mentre Quarkilith prendeva la seconda.
Dopo un po’ di tentativi, riuscirono finalmente a sellare le due viverne che accettarono di essere messe al lavoro con quella che si sarebbe potuta definire un’espressione esasperata sui loro musi da rettile. I due Aarakocra aprirono le porte delle scuderie e spiccarono il volo nella notte, subito seguiti dal resto del gruppo in groppa agli animali.
Animali cui non era premura mantenere lo stato di segretezza dei loro cavalieri e che per questo si librarono in aria con cavernosi ruggiti, risvegliando in un sol colpo l’attenzione di tutto il villaggio.
Le luci si accesero a catena dalle finestre delle case e una folla si radunò in piazza inveendo a gran voce contro di loro, ma ormai la combriccola era già lontana e si avvicinava inesorabile a Skyreach.
Destreggiandosi con le viverne, arrivarono ad affiancare le torri del Castello e quando la nuvola passeggera che adombrava la luna passò oltre poterono ammirarne lo splendore.
Avvolto in bianche nubi quasi fossero l’erba di una collina, il Castello era interamente scolpito nel ghiaccio. Imponenti mura erano costruite a formare due cortili attorno ad un nucleo di ghiaccio massiccio e impenetrabile. Il cortile inferiore aveva due tozze torri d’ingresso, mentre il cortile che abbracciava la cima del nucleo era arricchito da tre svettanti torri dai tetti aguzzi e un imponente mastio che le sorvegliava con la sua robusta severità. Il ghiaccio con cui il castello era stato modellato era talmente spesso e gelido da regalare sfumature verdi e blu alla luce della luna.
“Chi siete?” li sorprese una voce gutturale e lontana.
Il gruppo si voltò in direzione dell’ogre che, dall’alto dei camminamenti, li osservava al fianco di una balista. I due Aarakocra si affrettarono a mimetizzarsi con i compagni in groppa alle viverne che grugnirono per quell’inatteso nuovo carico.
Un affrettato consulto mnemonico passò fra i compagni, prima che Quarkilith rispondesse: “Veniamo dal villaggio. Tiamat nostra regina e madre! Quark!”
Seguirono attimi di teso silenzio prima che uno stranito ‘Eh?!’ echeggiasse fra le nuvole. Quindi l’ogre scosse la testa e indicò in basso con la lunga lancia. “Va bene, va bene. Sbrigatevi ad atterrare!”
“T’hai detto poco!” sibilò a becco stretto Dantes facendo eco ai pensieri di tutti i cavalieri mentre adocchiavano la pista di atterraggio. E sebbene si trovassero in territorio ostile, apprezzarono di cuore l’operosità di alcuni ogre nel dare indicazioni per la manovra con fiaccole lucenti. Le viverne, ben più avvezze di loro a quell’operazione, atterrarono senza troppi patemi, sbuffando soddisfatte di essere giunte a destinazione.
Una densa nebbia rendeva quasi impossibile vedere ad un palmo dal proprio naso e gli ogre si affrettavano con celerità inconsueta nell’accoglierli. Se li si fosse osservati con più attenzione, cosa che nessuno dei nostri eroi aveva intenzione di fare, si sarebbe potuto notare come la loro pelle marroncina fosse pallida e come sudassero freddo, lanciando occhiate sospette alla nebbia.
Senza troppi preamboli due di loro presero le redini delle viverne conducendole via, mentre altri due si affiancarono al gruppo, guardandoli torvi.
“Chi siete?” domandò burbero quello di loro con la fiaccola in mano.
“Apparteniamo al Culto del Drago!” esclamò Kal conciliante e vagamente sincera, almeno sulla parte del fanatismo draconico.
“Rechiamo importanti notizie dal villaggio.” Continuò Drakkar, lieto di poter fare un duetto.
“E quali sarebbero?” domandò l’ogre. “Sbrigatevi a parlare, non è sicuro stare qui, di notte.”
“E perché?” fece curioso Maasdam sbucando dalle spalle del Bardo.
“Per via della vostra amica.” Rispose la guardia come se quello potesse chiarire tutto.
Kal ridacchiò. “Ah certo! Come ci siamo potuti dimenticare di lei!”
“Ad ogni modo, abbiamo importanti notizie dal villaggio, è una situazione d’emergenza!” riprese il filo del discorso Drakkar.
L’ogre soppesò quella risposta. “Sì, sempre cose importanti avete da fare voi del Culto. Stupido accordo! Adesso vi porto da Blagothkus e giudicherà lui.”
“Ah, sì certo! Fai strada!” fece Drakkar celando la preoccupazione e facendo, forse invano, cenno agli altri di fare altrettanto.
Non fecero in tempo a voltarsi però che la nebbia si fece di colpo più fitta e l’ogre che si trovava alle loro spalle venne afferrato da mani invisibili che lo trascinarono via senza scampo, lasciando solo il suo urlo di terrore a spengersi nell’aria.
Il suo compagno con la fiaccola rabbrividì. “No sicuro… ma almeno ora ha mangiato. Sbrigatevi voi!”
Inutile dire che non se lo fecero ripetere due volte.
La combriccola seguì l’ogre attraverso il cortile superiore fino all’ingresso del mastio del castello. Due ogre con strani elmetti attendevano ai lati del portone troppo grande persino per loro e sembravano due statue eseguite da uno scultore con poco buongusto.
Le tre creature scambiarono qualche suono gutturale, quindi permisero al gruppo di passare assieme alla loro guida. Cominciarono a salire le scale a chiocciola della torre, camminando in silenzio e guardandosi attorno chi per studiare l’ambiente, chi per trovar qualcosa da sgraffignare o animali in cui tramutarsi, chi semplicemente per curiosità. Inoltre, più avanzavano, più era evidente che quell’edificio non era stato costruito per ospitare piccoli e insignificanti esseri umani, ma creature ben più grandi persino di un ogre. Dopo una ridicola infinità di gradini dopo, giunsero di fronte ad un ampio portone, cui l’ogre bussò con forza.
Ottenuto il permesso, il gruppo lo seguì all’interno ritrovandosi di fronte ad una scena a cui certo non erano preparati e che li lasciò agghiacciati più di tutto il Castello di Skyreach.
Si trovavano in un’immensa camera e, ai suoi piedi del letto dalle coltri setose e la testata scolpita in nuvole tempestose, sedeva quello che era chiaramente un Gigante delle Nuvole culturista, con indosso solo un panno attorno alla vita a lasciare il resto del fisico scolpito ben in mostra. Al suo fianco, sedevano due ogre intenti a pettinargli la lunga chioma platinata, con lunghe ed esperte spazzolate, mentre il Gigante si godeva il trattamento ad occhi chiusi.


Blagothkus

“Quelli son Giganti che montano uccelli giganti…” mormorò Dantes che tentava di guardare ovunque, tranne la scena scolpita a bassorilievo su tutte le pareti della stanza.
“Deprecabile scelta di parole, amico mio.” Fece Drakkar preoccupato.
“Mio signore Blagothkus, ho portato un gruppo di gente strana che è appena giunto qui.” Fece deferente l’ogre con un inchino, scostandosi per lasciare bene in vista il gruppo.
“Chi sono questi tizi?” domandò il Gigante aprendo gli occhi e studiandoli con distacco.
Tutti si immobilizzarono sul posto.
Il primo a reagire fu Quarkilith, allungando una mano e spingendo l’Elfa.“Vai avanti tu, Kal!”
“No, perché io?” si voltò allarmata la Stregona.
“Perché mi par che qui tu sia quella che rischia meno di tutti, guarda.”
Kal lanciò un gridolino. “Prego?! Eh-ehm… dunque,” si schiarì la gola assumendo una parvenza di aria seria e convincente. “Apparteniamo al Culto del Drago e siamo appena giunti dal villaggio con importanti notizie.”
“Del genere? E da chi?” il Gigante inarcò un sopracciglio.
“Da Talis la Bianca. Abbiamo avuto problemi al villaggio e dobbiamo assolutamente parlare con i nostri superiori.”
Il Gigante sbuffò con eleganza. “I problemi del vostro culto non mi riguardano. Sistemate le vostre faccende fra voi. Mandali da Rezmir.”
Sentire di essere mandati da colei che li voleva morti fu quasi un sollievo.
L’ogre al loro fianco annuì e il gruppo lasciò in fretta la stanza, stando ben attenti a non dare le spalle al Gigante.
Non fu niente di sorprendente se il cammino di ritorno fu più celere dell’andata e in breve il gruppo si trovò all’ingresso della torre a fissare il banco di nebbia impenetrabile che avvolgeva il cortile.
“Questi qua sono dei vostri!” ruggì l’ogre verso il nulla, ma con una certa deferenza nella voce. “Hanno importanti notizie per Rezmir!”
E con ciò, li spinse tutti fuori e sbatté con forza il portone trinceandosi dentro.
“Ho come l’impressione che ciò non prometta niente di buono…” commentò Wuaua.
“Impressione corretta.” Li colse alla sprovvista una voce spettrale che sembrava perdersi nella nebbia e non provenire da alcuna precisa direzione.
Gli avventurieri sobbalzarono, guardandosi invano attorno, fino a quando, sotto i loro increduli occhi, la nebbia non cominciò ad addensarsi e a prendere forma. Una figura scura e affilata si delineò di fronte a loro e quando si fece avanti si rivelò essere quella che poteva rassomigliare ad un’Elfa della Luna. Ma vi era qualcosa di sbagliato e corrotto nella sua persona avvolta in lugubri abiti neri. La sua pelle era totalmente esangue e una strana aura magica la avvolgeva. I capelli neri ricordavano gli aculei di un istrice e le unghie delle mani e dei piedi scalzi erano quelle di un predatore, lunghe e affilate. Quando sorrise mise in mostra scintillanti canini e, se a quel punto fossero rimasti ancora dubbi sulla sua natura vampiresca, il gruppo avrebbe avuto ben poche speranze di proseguire.
“Dunque chi siete?” domandò la vampira con voce stridente come ghiaccio.


La Vampira Sandesyl Morgia

Rifilarono la solita manfrina anche a lei che però, va riconosciuto, poteva vantare un livello di acutezza ben superiore a quello di un ogre. L’attesa che seguì la sua risposta fu carica di tensione.
“Bene, vi condurrò da Rezmir. Seguitemi.” e scivolò via nella nebbia.
Il gruppo deglutì mirabilmente all’unisono e si incamminò dietro di lei, avanzando piano sul ghiaccio. Non sapendo dove stessero andando, né quanta strada avessero percorso, si ritrovarono però in cima ad una ripida scalinata di ghiaccio. La vampira lanciò loro un’occhiata di imperativo disgusto oltre la spalla. “Mortali, ci attendo in fondo alla scalinata. Vedete di non farmi attendere o ne pagherete le conseguenze.”
La vampira fece un passo, volatilizzandosi nella nebbia e sparendo ai loro occhi. I compagni si guardarono sorpresi quindi si strinsero nelle spalle, avventurandosi più cauti nella discesa. Il ghiaccio fragile sotto ai loro piedi impediva qualsiasi tentativo di passare inosservati e persino i leggerissimi e allenati piedi di Maasdam non riuscivano ad evitare di farlo scricchiolare ad ogni passo. Quando furono circa a metà scalinata (o almeno così speravano) trovarono lì affacciato l’ingresso di un tunnel nel quale la nebbia sembrava non riuscire ad entrare. Curiosi, si inoltrarono per i primi metri, trovandoli silenziosi e vuoti. Fu a quel punto che si ricordarono di quel vecchio detto che recitava: “La curiosità uccise il gatto” (alcune varianti riportano anche il mago o il ladro, ma a loro sovvenne la più comune) e ritennero non fosse saggio controllarne la veridicità. Girarono in fretta sui tacchi, fino a tornare alla scalinata e finirono di scendere il più velocemente possibile.
Quando misero piede sull’ultimo gradino, la vampira li accolse con occhi di fuoco. “Perché ci avete impiegato così tanto?” sibilò acida. Di infinita aveva la vita, non certo la pazienza.
“Mica facile camminare sul ghiaccio.” Fece notare Wuaua.
“E Kal qui si è dovuta fermare a far pipì.” Rincarò Quarkilith. “Il problema di avere una donna nel gruppo!”
“Ehi!” protestò la Stregona.
La vampira li osservò disgustata. “Muovetevi.”
Non se lo fecero ripetere e, tenendosi imbarazzantemente per mano a causa della nebbia ancora più fitta, giunsero di fronte ad un immenso portone. La vampira bussò. “Sono Morgia! Aprite subito!”
Nessuno fu mai più celere dei due ogre che aprirono deferenti il portone e osservarono stupiti la vampira entrare a passo spedito seguita dall’improbabile gruppo. Alla fine di un lungo corridoio (perché se non c’è da camminare all’infinito non la si può considerare una vera avventura), giunsero ad un’altra porta, finemente intarsiata, che sembrava l’ingresso di una sala del trono. Ed infatti…
Rezmir! Sono Morgia. Ho qui… dei servi del Culto che hanno informazioni per te da parte di Talis!”
“Attendete.” rispose la voce ben nota di Rezmir. Si udì lo scattare di una serratura e dopo un po’ di silenzio seguì un secco: “Entrate.”
Il gruppo spinse avanti per primi Kal e Maasdam che erano gli unici a non aver mai incontrato la Nera e li seguirono premurandosi di tenere celati i volti.
In cima ad un podio Rezmir sedeva su un trono, la lunga coda nera che le scivolava di lato fino a terra. Il muso affilato da drago aveva un’espressione solenne, che poco lasciava trapelare dei suo veri pensieri. Al suo fianco sedevano accucciati due drachi che rivolsero ai nuovi venuti un famelico interesse. Un lungo tappeto era steso dalla porta di ingresso fino ai piedi del podio.


Rezmir “la Nera”

“Wa! Ma sei una mezzadraghessa! Che figata!” esclamò impropriamente Kal con un gridolino eccitato. “Potremmo essere cugine!”
“Come?!” si scosse Rezmir, tirandosi indietro sorpresa, mentre gli altri emettevano un corale sospiro esasperato.
“No, nulla, volevo dire, salute a voi, Rezmir la Nera.” Si corresse Kal con vago disagio. “Siamo qui per riferire importanti notizie dal villaggio. La sede del Culto del Drago è stata attaccata e il villaggio dato alle fiamme da un gruppo di invasori.”
“Coraggiosissimi invasori!” sottolineò Dantes.
“Bellissimi invasori!” rincarò Wuaua.
“Sì…quelli…” Kal bestemmiando dentro di sé in elfico. “Lo stesso gruppo che aveva già creato problemi al castello.”
“Sì, li ho ben presenti…” fece Rezmir adocchiandoli tutti consapevole. “E quindi… come si sono svolti i fatti? Siete fuggiti dal villaggio come veri codardi?”
“No, certo che no! Eravamo andati al villaggio per ordine di Talis la Bianca così da avvertirli della presenza di questi invasori, ma, quando siamo arrivati lì era troppo tardi. Avevano già dato alle fiamme il villaggio ed erano tutti morti. Così abbiamo preso le ultime viverne rimaste per riuscire ad avvertire almeno voi.”
“Capisco…” la mezzadraghessa si alzò, le zampe artigliate che battevano sul pavimento come rintocchi di un orologio man mano che si avvicinava al gruppo. Giunta di fronte a loro, cominciò a scrutarli uno ad uno con gli occhi gialli indagatori. Sotto il suo scrutinio, molti di loro si irrigidirono, altri pregavano il loro dio che finisse tutto bene. Wuaua si grattava infastidito il nuovo orecchio elfico. Da quando erano arrivati in cima al Castello non faceva che prudergli. Liquidava il problema pensando che fosse dovuto al cambio di clima e non tanto alla discutibile operazione chirurgica con cui se l’era attaccato.
Finito il controllo, Rezmir sollevò il mento con uno sbuffo altezzoso, tornando verso il suo trono e sedendosi impettita. Quindi si rivolse a Morgia: “Voglio parlare sola con questi due.” Disse indicando Maasdam e Kal. “Gli altri… portali negli alloggi dei servi.”
Se anche avesse ammiccato nel pronunciare quelle parole, le sue vere intenzioni non sarebbero potute essere più chiare.
Tra i compagni corsero sguardi allarmati, ma alla fine decisero che per il momento era meglio assecondare la situazione se non volevano incappare in uno scontro disperato e potenzialmente letale e così seguirono Morgia fuori dalla stanza.
Rimasti soli, Kal e Maasdam si scambiarono uno sguardo traverso che voleva significare un positivo: “Siamo morti!”
“Voi!” li fece sobbalzare sull’attenti il ruggito di Rezmir. “Chi siete davvero? Non vi ho mai visti, ma certo non pensavate che non avrei riconosciuto quegli altri.”
“Chi?!” fecero straniti in coro i due compari.
“Quelli che erano con voi.”
“Ah, immagino di sì. Come appartenenti al Culto sono vostri sottoposti. Vi fa onore conoscere anche i più insignificanti di loro.” Kal sbatté gli occhi come non capisse dove fosse il problema.
E fu a quella risposta che Rezmir cominciò a credere che non stessero fingendo. Insomma, non si poteva essere così idioti. “Quelli erano gli invasori del villaggio.” Spiegò netta.
“COSA?!” esclamarono all’unisono Kal e Maasdam come fossero gemelli attori. “NOO! Ma come è possibile?!”
Rezmir si sbatté una mano in volto. “E dove vi siete incontrati?”
“Al villaggio, dopo che era stato attaccato.” Spiegò in fretta Maasdam, gli occhi spalancanti in un’espressione di pura sincerità. “Ci hanno detto dell’arrivo degli invasori e che erano gli unici sopravvissuti del Culto, così insieme siamo andati a prendere le viverne.”
“Oh, per Tiamat…” imprecò esasperata la Nera. “Dire che siete i più grandi idioti che io abbia mai visto è farvi un complimento.” Dopo un po’ aggiunse. “E di Talis la Bianca che mi dite?”
Kal e Maasdam si scambiarono un’occhiata. “Speriamo stia bene, vostra oscurità.”
“Non eravate suoi sottoposti?”
“Sottoposti, di sottoposti, di sottoposti.” Corresse Maasdam. “Con nostro rammarico, non sappiamo cosa succede ai vertici del Culto.”
“Ho capito, basta così!” sbuffò Rezmir massaggiandosi la fronte sentendosi venire un gran mal di testa. “Tanto ho visto che di più da voi non si può pretendere. Non ce la potete proprio fare. Uscite, due adepti vi scorteranno alle caserme dove riposerete.”
“Gentilissima, Signora! Vi ringraziamo infinitamente.” Fece deferente Kal inchinandosi. “Lieti di esservi stati utili.”
“Guarda, proprio no! Sparite!”
E quest’ordine perentorio non se lo fecero ripetere due volte, schizzando fuori dalla stanza. Una volta richiuso il portone, si abbandonarono ad un risolino isterico, seguito puoi da un’esultante battuta di cinque per aver salvato alla grande la pelle.

La situazione per il loro compagni però non era poi tanto migliore della loro. Morgia la vampira sembrava ricondurli verso la nebbia fino alla porta di ingresso dove attendevano due ogre nerboruti armati di grossa clava.
“D’accordo, che si fa?” chiese Wuaua circospetto. “Se ci porta nella nebbia è un casino.”
“Dobbiamo attaccare noi per primi.” Dichiarò Dantes risoluto, la mano già pronta a scattare verso l’elsa delle spade.
“Basta dirlo!”
Richiamando alla sua volontà i poteri della natura, Wuaua con un ampio gesto del braccio lanciò il suo incantesimo. Un attimo dopo, due giganteschi polipi sgusciavano in mezzo a loro agitando i lunghi tentacoli nell’aria, prima di lanciarsi ad avvinghiare i due poveri ogre colti più che alla sprovvista. Furibonda, Morgia lanciò un sibilo acuto e furioso, gettandosi contro Quarkilith che le era più vicino. Prima che l’Aarakocra avesse modo di liberarsi, la vampira fece balenare i canini e li affondò con forza nel collo piumato.
Mentre Dantes estraeva le spade e si lanciava contro la vampira per liberare l’amico, Drakkar soffiò forte nel corno, lasciando che la sua magia risuonasse nell’aria a sostegno dei suoi compagni e a danno dei suoi nemici.
Divincolandosi disperato, Quarkilith riuscì ad avere la meglio su Morgia, assestandole un pugno nello stomaco e scaraventandola lontano da lui. La vampira ritrovò l’equilibrio, tenendosi dolorante la pancia, quindi, con un grido rabbioso, divenne un ammasso violaceo di fumo inconsistente. Fece per gettarsi su Dantes, ma il canto del Bardo le gettò il terrore nelle vene, costringendola ad allontanarsi da lui.
Mentre i due polpi compivano il loro dovere tenendo a bada i due ogre che tentavano con qualche successo di reagire a quella stretta ferrea, i compagni circondarono Morgia colpendola senza pietà ed utilizzando tutta la magia di cui potessero disporre. Infine, con una mossa in stile sincronizzato da manuale di combattimento, in un turbinio colorato di piume e al grido di ‘che l’ira di Anhur si abbatta su di te!’, i due Aarakocra riuscirono a stordire l’empia creatura. Drakkar non colse l’attimo e, con un ultimo incantesimo perfettamente intonato, inflisse il colpo di grazia alla vampira che svanì nel nulla con un ultimo straziante grido di agonia.
Nel frattempo, avendo sentito strani rumori provenire dal fondo del corridoi, Maasdam e Kal avevano deciso di seguire la loro curiosità e andare a vedere cosa mai stesse accadendo. Così si incamminarono, fino a quando non giunsero al paradossale luogo dello scontro, giusto in tempo per assistere alla morte di una nuvoletta di fumo non meglio identificata.
“D’aaaccordo…” fece lentamente Maasdam. “Questa è nuova…”
“Ah, meno male!” Esalò Kal con le sopracciglia sollevate e gli occhi sbarrati. “Allora vedi anche tu quello che vedo io.”
Il Ladro fece schioccare le labbra e inspirò a fondo. “Si direbbero polpi…”
“E credevo di essere io quella a far casino con la magia!”
“Cara mia,” fece Maasdam sistemandosi meglio il cappuccio sul fronte. “Come si vede che sei nuova in questo gruppo!” Detto questo scivolò silenzioso in mezzo ai due ogre per unirsi allo scontro.
Arrivato al fianco di Wuaua, Maasdam incoccò l’arco cominciando a colpire gli ogre, mentre Kal, non ritenendo saggio interrogarsi ulteriormente sulle dinamiche di quello scontro, si posizionò in linea con le due creature, scagliando una catena di fulmini che le ridusse a mera cenere.
“Sinceramente non pensavo vi avremmo rivisti vivi.” Commentò Dantes guardando stupito i due compagni appena sopraggiunti.
“Neanche noi.” Ammise Maasdam.
“Quark!” esclamò Quarkilith gettandosi ad afferrare il Bardo per scuoterlo senza ritegno. “Quella cosa mi ha morso! Diventerò un vampiro?”
Facendo mente locale, Drakkar scosse la testa. “Nah, stai tranquillo. Ci vuole più di un solo morso.”
“Grazie ad Anhur!”
Si zittirono tutti però quando udirono dei passi provenire dalla nebbia del cortile.
“Per Tiamat imbestialita, che è cavolo è successo qui?!” fu l’esclamazione allibita dei due adepti appena giunti che osservavano con occhi sbarrati i mucchietti di cenere e carne di quelli che un tempo erano ogre.
“Eehhh…è una storia un po’ complicata.” Cominciò Drakkar diplomatico.
“Guarda, non la vogliamo sentire.” Rispose i due scuotendo la testa increduli. “Non vogliamo guai. Ripulite tutto.”
“Certo, subito!”
“Siamo stati chiamati da Rezmir per accompagnare dei novizi alle baracche…” cominciò un adepto incerto.
“Siamo noi!” dichiarò Maasdam pronto.
“Noi non abbiamo tempo da perdere. Facciamo così, andateci da soli. Dando le spalle alla porta, girate subito sulla sinistra e addentratevi nella nebbia fino ad incontrare una parete. Rimanendo vicini ad essa e percorrendola verso destra, dopo un po’, arriverete alle caserme.”
“Ben gentili!” salutarono gli avventurieri.
Finita di nascondere la polvere di ogre sotto i tappeti (e non in senso troppo figurato), Dantes si incaricò di guidarli nella nebbia per la strada loro indicata. Così, tutti i fila indiana, strisciando lungo la parete, giunsero ad afferrare la maniglia di una porta.
“Arrivati!” annunciò, tendendo l’orecchio ed sentendo voci parlottare fra loro.
Si radunarono e aprirono di scatto la porta, facendo scendere il silenzio nelle stanza, mentre cinque paia di occhi si puntavano su di loro.
“Salve a tutti…” azzardò Drakkar, invitando Maasdam e Kal a farsi avanti come portavoce assieme a lui.
“Ah, siete quelli nuovi che dovevano arrivare.”
“Esatto.”
“Bene.” fece uno degli adepti, avanzando con gli altri verso di loro. “Prima però c’è la procedura standard di controllo. La prudenza non sembra essere mai troppa ultimamente, sappiamo che ci sono stati degli intrusi in passato. Posate le vostre armi lì e poi procederemo all’ispezione.”
In silenzio, fecero quanto gli era stato detto e si misero in fila per farsi esaminare. Maasdam, Kal e Drakkar non ebbero problemi, ma quando venne il turno del mezz’orco, l’adepto fece una smorfia stranita, non osando però commentare. II vero problema sarebbero stati i due Aarakocra.
“Ehm, è proprio necessario questo controllo?” domandò Kal già immaginando scenari che volgevano al peggio. “Sapete, siamo stanchi, non potremmo… che so, rimandare?”
“No, non si può. Ma se dite così sembrerebbe che abbiate qualcosa da nascondere.”
“Chi, noi? Macché!”
“Allora forza, poche storie! Voi due fatevi ispezionare!” ordinò pratica la guardia, adocchiandoli con rinnovato sospetto.
Fu a quel punto che Wuaua decise di intervenire. Con quello che sembrò un ruggito di impazienza, si piazzò come una montagna fra l’adepto e i due compagni, ergendosi in tutta la sua statura e sovrastando il povero uomo che si bloccò spaventato.
“Questa procedura mi ha stancato, quindi adesso ci farai vedere dove possiamo riposare, sono stato chiaro?” tuonò Wuaua minaccioso, facendo rimpicciolire l’adepto tremante come una foglia, mentre anche gli altri si ritrassero spaventati.
“Sì… sì… certo…” balbettò con voce flebile l’uomo. “Mi dispiace. Venite, potete riposare lì.”
“Sarà meglio.” Minacciò Wuaua lanciando un’ultima occhiata ammonitrice a tutti i presenti che sobbalzarono annuendo con vigore.
E così riuscirono a schiacciare un breve ma appagante pisolino su qualcosa di vagamente simile ad un letto senza paura di essere disturbati. Di lì a breve si risvegliarono con l’ardente determinazione di portare a termine la missione. Salutarono i compagni di caserma e uscirono nella nebbia.
“Ci penso io.” Fece Dantes con un’espressione spavalda (perché, davvero, con il becco il sorrisetto da ganzo era qualcosa di complicato da fare) e, senza indugi né problemi, tanto che metà tragitto lo percorse al ritroso chiacchierando con i compagni, riuscì a condurli attraverso la nebbia fino a tornare al grande portone.
Ricordando la strada, tornarono alla sala del trono di Rezmir, decisi ad eliminare una volta per tutte la loro antica rivale.
“Potrei scassinarla.” Propose Maasdam, speranzoso, le dita agili che fremevano sui suoi attrezzi di lavoro.
“E se c’è il paletto all’interno?” fece notare Dantes.
“Cacchio!”
Kal bussò alla porta e la voce seccata di Rezmir risuonò attraverso il legno. “Chi è?”
“Mia Signora, siamo i sottoposti dell’altro giorno. Morgia ci ha detto che vi dovevamo portare un messaggio che riguarda i prigionieri che le avete affidato.”
“Oh, no, ancora voi no! E perché non è venuta lei qui? Sa di essere stata invitata.”
“Eh… ci ha detto di consegnarvi il messaggio e noi obbediamo.” Buttò lì Kal per rimanere coerente con l’immagine che avevano dato di loro al primo incontro.
“Urgh,” grugnì Rezmir. “Giusto. Avevo dimenticato che siete senza speranza. Ma certo non ho voglia di vedervi. Fate passare il messaggio da sotto la porta.”
“Ma non ho niente per poter scrivere.”
“Oh per…” uno schiocco sonoro di una mano sbattuta contro qualcosa si avvertì fin lì. “D’accordo, aspettate.”
Con il fiato sospeso, gli avventurieri ascoltarono i passi della Nera che si avvicinavano, fino a quando non udirono il rumore dei chiavistelli che scattavano. Ma stavolta non le dettero il tempo di tornare al suo trono. Spalancando la porta con impeto si lanciarono dentro, Quarkilith in testa. Ispirato dal suo dio, riuscì ad assestarle un pugno così forte che sentì, come una certezza, di aver danneggiato inesorabilmente gli organi interni dell’avversaria.
I due drachi al fianco di Rezmir balzarono sull’attenti, sibilando furibondi, mentre la guerriera cercava di riprendere il fiato che l’Aarakocra le aveva mozzato, tenendosi con forza la parte colpita, mentre l’altra mano si allungava in cerca della sua spada nera.
“Traditori!” ruggì furibonda, ma la superiorità numerica era schiacciante e tutti si avventarono come furie sulla nemica, memori della passata sconfitta che era stata loro inferta e desiderosi di vendetta. Dantes attaccò con tutta la forza delle sue doppie lame e Wuaua richiamò i poteri dell’orso su di sé per poter affondare i suoi artigli nella Nera. Il corno di Drakkar echeggiò di magia, mentre Maasdam teneva a bada i drachi con il suo arco.
Quando ormai Rezmir stava per essere sopraffatta, decise di entrare in gioco anche l’unica che in effetti non portava alcun rancore particolare alla mezzadraghessa.
“Ho una buona sensazione per questo incantesimo!” pensò tra sé Kal, prima di invocare. “Palla di Fuoc…etciù!”
In effetti la palla di fuoco esplose assieme allo starnuto dell’Elfa e sortì l’effetto desiderato, dando il colpo di grazia non solo a Rezmir, ma anche ai suoi drachi, ma anche facendo comparire un unicorno arcobaleno dall’espressione attonita di chi è appena stato colto in mezzo ad una strada da un fascio di luce.
“Meglio così.” Fu l’ultimo sospiro esalato da Rezmir riducendosi in cenere. Dall’altra parte della stanza, il baule posto accanto al trono lanciò un bagliore.
“Oh! Un unicorno!” esclamò Kal battendo le mani entusiasta, mentre l’animale indietreggiava in un angolo, erigendo una barriera per proteggersi. Mentre l’Elfa si metteva a far amicizia con il potevo unicorno così brutalmente strappato alla sua famiglia e al bel prato verde in cui stavano brucando, il resto del gruppo si dette al sacro saccheggio.


Unicorno

Fra le ceneri della Nera trovarono un amuleto piuttosto interessante, ma ciò che catturò la loro attenzione fu lo spadone nero che portava.
Quando Drakkar lo prese in mano, per poco non lo lasciò cadere per la sorpresa quando la spada gli si rivolse sprezzante. “E così avete eliminato Rezmir. Mi secca ammettere che è stato piuttosto notevole, ma io ancora non ero stata sguainata e lei era in inferiorità numerica.”
“E tu saresti?”
Hazirawn. Se mi promettete di saziare la mia sete di morte, vi prometto di servirvi come ho servito lei.”
“Andata!”


Hazirawn

Mentre Quarkilith e Wuaua rispettivamente starnazzavano e grugnivano per contendersi l’amuleto, l’occhio del ladro cadde sul baule che aveva brillato pochi istanti prima.
“Il baule lo apro io!” esclamò Maasdam entusiasta, precipitandosi incauto in avanti, balzando sul tappeto. Non appena avvertì il peso di un corpo sopra di lui, il tappeto si rivelò per quello che era: un tappeto animato che non esitò ad attaccare il povero Halfling.
“No, non di nuovo!” implorò Maasdam, mentre quella sottospecie di scendiletto indemoniato cercava di avvilupparlo.
Tutti i compagni scattarono in suo soccorso, battendo a morte il tappeto.


Tappeto del Soffocamento

“Questo è troppo!” brontolava Maasdam mentre lavorava alla serratura del baule, i capelli arruffati e l’espressione inviperita. “Non bastava essere ingoiato dalle rane giganti! Adesso anche dai tappeti! Voglio una percentuale extra del profitto per i danni morali che sto subendo in questa missione!”
Nonostante i borbottii, l’Halfling dette prova delle sue notevoli capacità di ladro e la serratura scattò con un gesto gioioso, tranne per lasciare spazio ad una grande delusione. Il baule infatti era vuoto.
Soddisfatti comunque di aver avuto la loro vendetta e con l’unicorno tornato alla sua casa grazie alla fine dell’incantesimo, il gruppo decise di barricarsi dentro la stanza di Rezmir riposando in santa pace e stabilendo le prossime mosse.
Passata la notte al sicuro e sentendo che l’attività giornaliera del culto era ripresa, gli eroi uscirono dalla stanza di Rezmir premurandosi di chiuderla a chiave e si diedero alla bieca esplorazione, aprendo porte a caso senza curarsi troppo delle stanze che aprivano. Finirono in quella che era chiaramente una dispensa, prima di decidere di cominciare la loro attività esplorativa con un po’ di criterio. Tornati al portone d’ingresso, aprirono la prima stanzetta che si presentava loro e che non avevano notato. La trovarono vuota e con calma si infilarono dentro cercando trovare qualcosa che potesse tornare loro utile. Mentre esaminavano l’ambiente, Dantes incrociò le braccia al petto, appoggiandosi ad un muro che, non appena venne sfiorato, gli scomparve alle spalle, rivelando un ampio balcone che affacciava nel nulla del cielo in cui volava il Castello di Skyreach. L’Aarakocra sbatté le ali per non perdere l’equilibrio e dette un’occhiata al vuoto vertiginoso sotto di lui. Non avendo trovato niente, lasciarono la stanza. Stavano per aprire anche la successiva, quando attraverso la porta udirono distintamente delle voci parlare.
“Maghi.” Disse Kal riconoscendo il linguaggio infernale.
“Del Thay, quark?” chiese subito Quarkilith con gli occhi che brillavano d’odio.
La Stregona si strinse nelle spalle. “Immagino di sì.”
“Addosso!” gridò l’Aarakocra spalancando la porta e lasciando basiti i due maghi. Indossavano lunghe vesti rosse ed entrambi erano pelati. Sedevano attorno ad un tavolo su cui era aperto un grosso tomo di magia antica. La stanza era chiaramente una piccola biblioteca.
“Mah, ormai c’ho preso gusto!” si strinse nelle spalle Wuaua e invocò i suoi polpi, piuttosto perplessi di ritrovarsi ancora una volta chiamati in causa.
Se già Rezmir non era durata molto, questi poveri maghi durarono ancora meno e furono annienti prima che avessero anche solo il tempo di reagire.
Questa volta furono più fortunati nella loro indecorosa ricerca e trovarono interessanti ed incriminanti lettere di Severin il Rosso e altre cianfrusaglie magiche.
“Secondo voi funziona come nell’altra stanza?” domandò Dantes avvicinandosi ad una parete. Appena allontanò la mano, il muro scomparve, lasciando la vista sull’azzurro del cielo e un vento gelido inondò la stanza. “A quanto pare sì.”
“Questo lo conosciamo.” Commentò Quarkilith afferrando uno dei maghi morto. “Com’è che si chiamava?”
Azbara Jos, mi pare.”
“Mm… ormai chi se ne importa!” fece Quarkilith gettandolo senza troppe cerimonie giù dal balcone.
L’altro mago, che sembrava di grado superiore, era invece solo tramortito e venne in fretta defraudato di tutti i suoi averi, vestiti compresi. Quando venne riportato alla coscienza, probabilmente preferì essere morto.
“Vogliamo sapere che cosa state combinando qui e che accordo avete voi Maghi Rossi con il Culto del Drago.” Fece Wuaua che certo era il più minaccioso fra loro e non faceva sperare che avrebbe trovato clemenza nel suo cuore.
“Io, Rath Modar, ed alcuni miei colleghi del Thay ci siamo accordati segretamente con Severin. L’accordo è semplice: noi aiutiamo il Culto con il rituale di evocazione di Tiamat e la regina dei draghi aiuterà noi a conquistare il potere nella nostra nazione rovesciando ed eliminando Szass Tam!”


Rath Modar

“E tra quanto sarà evocata?”
“Dipende, è un rituale molto lungo. Vi dirò tutto ma non uccidetemi!”
“È tutto scritto qui.” Disse Kal scorrendo le pagine del grosso libro. “Roba complessa da maghi, ma accenna al rituale per evocare Tiamat e a cosa occorre per prepararlo. Gli Arpisti che vi hanno ingaggiati ne saranno lieti.” E strappò le pagine in questione facendo gemere di orrore il povero mago.
“C’è una mappa del posto?” domandò pratico il Ranger.
La risposta del mago fu pronta. “Da qualche parte nella libreria troverai le indicazioni per il Pozzo dei Draghi. Vi prego, lasciatemi vivere. Sono anche disposto ad aiutarvi.”
“Per me si può fare.” Si strinse nelle spalle Kal senza vederci troppi problemi.
“Oh per tutti gli dei!” fece Quarkilith esasperato prendendo di peso il mago e, senza troppe cerimonie, lo spintonò fuori dal balcone.
E possiamo assicurare che quando coloro che incapparono in quello che restava del mago dopo quella vertiginosa caduta, non avrebbero in nessun modo saputo identificare cosa fosse quella poltiglia indistinta schiantatasi ai loro piedi.


6: Cancello Principale (e Golem); 6B: Torri del Cancello; 7: Corte Inferiore; 8: Stalle (per Viverne o simili); 9: Caserme (per “piccole genti”); 10: Camera dei Giganti di Pietra; 11: Ex-Camera di Rezmir “la Nera”; 12: Ex-Camera dei Maghi Rossi (Azbara Jos e Rath Modar); 13: Magazzino; 14: Camera per ospiti (anche “piccoli”); 15: Cucine; 16: Corte Superiore; 17: Alta Torre Azzurra (?); 18: ?; 19: Torre Principale (?); 20: Caserma degli Ogre; 21: Torre Senza Accesso (?); 22: Torre di Blagothkus; 23: ?; 24: ?.

LA BALLATA DEGLI EROI FRA LE NUVOLE di DRAKKAR IL BARDO

E così, di viverne a cavallo,
Se si esclude il pappagallo,
Giunser gli eroi alla fortezza
Che in aria sta con leggerezza.
Sulle mura gli ogre erano alquanti,
Ma lor sempre del pericolo incuranti
“Tiamat è grande!” invocaron a gran voce
E il permesso di atterar giunse veloce.
Scesi sulla pista di atterraggio
Si inventarono un messaggio.
Gli ogre creduloni cascaron nel tranello
E li condussero all’interno del castello.
Ivi si trovaron una scena abbacinante
E sinceramente un po’ inquientante.
Grande era la stanza e così il letto,
Pareti narravan storie che però ometto.
Nel mezzo della stanza osannanti
Ogre con elmetti pettinan giganti.
Dopo questa molto equivoca sorpresa
I nostri eroi intrapreser la discesa.
E, terminato quel bel giro,
Incontrarono un vampiro.

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Mattatori Erranti
Sessione #14 (incompleta)


Tenuta di Caccia – Piano Terreno: 1 (Sud, Fuori Mappa): Pietre dei Portali verso Castello Naerytar ed altri due luoghi…; 2: Canile per i Segugi da Caccia; 3: Stalle e Pozzo; 4: Ingresso e Postazioni di Guardia; 5: Sala Principale; 6: Salotto dei Tre Mastini (Arazzo Magico per la Caccia); 7: Cucine; 8: Dispensa; 9: Cantina (Vedi Primo Piano); 10: Camera degli Ospiti; 11: Salotto del Cinghiale Bianco; 12: Stanza Vuota (Ex-Dormitorio per Coboldi del Culto); 13: Stanze della Servitù; 14: Bagno; 15: Lavanderia


Tenuta di Caccia – Primo Piano: 9: Cantina (Vedi Piano Terreno); 16: Sala Padronale; 17: Armeria; 18: Camera Padronale; 19: Stanza delle Guardie; 20: Salotto della Regina dei Draghi; 21: Stanza dei Trofei; 22 (Tetto, Fuori Mappa): Nido di Peryton

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Batracicidi
sessione #13 (incompleta)


Sotterranei: 1: Caverna di Ingresso; 2: Caverna Segreta (Accessibile da Piccolo Tunnel); 3: Caverna Piena di Fango (Bullywug); 4: Caverna delle Scolopendre; 5: Area Vuota; 6: Lago delle Rane (dal Cerchio sulla Mappa si Accede ad un Tunnel che porta a 4 del Piano Terreno); 7: Approdo delle Rane; 8: Vivaio dei Girini; 9: Gru di Carico; 10: Caverna della Nebbia

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Disinfestazione e Corsa Disperata verso il Dungeon
Sessione #12 (incompleta)


Piano Terreno: 1: Riva sulla Palude; 2: Recinto delle Lucertole Giganti; 3: Caserme Costruite dai Lucertoloidi; 4: Accampamenti Costruiti dai Bullywug; 5: Fossato; 6: Cancello ed Ingresso Principale; A: Ingresso nel Barbacane; B: Corridoio Scoperto; C: Corte Esterna; D: Corte Interna; E: Ingresso Torre Nord-Occidentale (Discarica); F: Stalle; G: Ingresso Caserma (Bullywug); H: Forgia ed Armeria (Lucertoloidi); I: Sala comune Torre Nord-Orientale (Lucertoloidi); J-K: Dormitori Torre Nord-Orientale (Lucertoloidi); L: Cappella di Tiamat; M: Magazzino; N: Canonica; O: Corridoio per Addestramento con l’Arco; P: Cucine; Q: Salone; R: Anticamera Torre Sud-Occidentale; S: Accesso ai Sotterranei; T: ?; U: ?; V: ?; W: ?


Primo Piano: A2: Piano superiore del Barbacane; E2: ?; F2: Magazino delle Stalle ( Bruciato); G2: Piano Superiore Caserma (Bullywug, Bruciato); H2: Armeria (Lucertoloidi); I2-J2-K2: Stanze Vuote o per Prigionieri (Lucertoloidi); L2: Biblioteca; M2: Stanza di Lettura; N2: Biblioteca Esterna; P2: Dispensa; R2: ?; T2: ?; U2: ?; V2: ?; W2: ?


Secondo Piano: E3: ?; G3: Ultimo Piano Caserma (Bullywug, Bruciato); I3-J3-K3: Nido dei Ragni Giganti e Buco sul Tetto ( Bruciato); L3: Ex-Camera di Rezmir; M3: Ex-Salottino Privato di Rezmir (Accesso al Tetto della Torre); N3: Ex-Ufficio di Rezmir; O3: Ex-Santuario Privato di Rezmir; P3: Dispensa; R3: ?; S3: ?; T3: ?; U3: ???

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Ribaltamento della Situazione
Sessione #11 (incompleta)

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Infiltrati nel Castello
Sessione #10 (incompleta)


Piano Terreno: 1: Riva sulla Palude; 2: Recinto delle Lucertole Giganti; 3: Caserme Costruite dai Lucertoloidi; 4: Accampamenti Costruiti dai Bullywug; 5: Fossato; 6: Cancello ed Ingresso Principale; A: Ingresso nel Barbacane; B: Corridoio Scoperto; C: Corte Esterna; D: Corte Interna; L: Cappella di Tiamat; M: Magazzino; N: Canonica; O: Corridoio per Addestramento con l’Arco


Primo Piano: L2: Biblioteca; M2: Stanza di Lettura; N2: Biblioteca Esterna


Secondo Piano: L3: Ex-Camera di Rezmir; M3: Ex-Salottino Privato di Rezmir (Accesso al Tetto della Torre); N3: Ex-Ufficio di Rezmir; O3: Ex-Santuario Privato di Rezmir

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Arrivo a Castello Naerytar
Sessione #9 (incompleta)


Piano Terreno: 1: Riva sulla Palude; 2: Recinto delle Lucertole Giganti; 3: Caserme Costruite dai Lucertoloidi; 4: Accampamenti Costruiti dai Bullywug; 5: Fossato; 6: Cancello ed Ingresso Principale; A: Ingresso nel Barbacane; B: Corridoio Scoperto; C: Corte Esterna; L: Cappella di Tiamat

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Addentrandosi nelle Paludi
Sessione #8

Avevamo lasciato Balasar, Dantes, Drakkar, Maasdam, Quarkilith e Jamna in piena notte nella stanza blindata della Locanda Carnath, sbalorditi per l’assenza delle casse col bottino del Culto del Drago per una botola segretra che conduce ad un tunnel e soprattutto… per la scomparsa di Wuaua!

Gli avventurieri, calatisi nella botola, cominciano a percorrere il buio tunnel e Dantes, osservando le orme nel terreno, osserva che di recente sono passati per il tunnel un numeroso grupp di esseri bipedi ma dalle zampe rettili. Percorso il lungo tunnel per qualche kilometro, il gruppo fuoriesce che la notte è sul finire e già le prime luci dell’alba si intravedono all’orizzonte e trovandosi al limite delle Paludi degli Uomini Morti… in lontananza si riesce ad intravedere la sagoma della locanda ed il fumo fuoriuscire dai suoi camini.

Dopo un vano tentativo di Balasar, con l’incantesimo Parlare con gli Animali, di mandare in esplorazione un gufo trovato nei paraggi per carpire dove fossero diretti i misteriosi rapitori del druido del party, viene deciso di addentrarsi nella foresta seguendo le tracce alla “vecchia maniera” e fidandosi delle scelte del ranger Dantes.

La giornata viene passata ad attraversare i melmosi terreni della regione e non senza pericoli! Gli avventurieri si trovano infatti ad affrontare subito all’ingresso delle paludi un gruppo di cacciatori Yuan-Ti, per non parlare poi dell’attacco da parte dei Ragni Giganti e delle sabbie mobili che ripetutamente hanno messo a rischio i vari membri del gruppo.


Yuan-Ti

Al calar della sera finalmente il gruppo intravede una piccola radura tra gli alberi palustri ed il terreno fangoso, oltre la quale però si estende un’enorme distesa d’acqua nera…
Questa ultima zona di terreno (più solido e battuto rispetto quello percorso durante il giorno) sembra essere stata costruita da qualcuno, poiché presenta al suo centro un cerchio di pietre per un falò, alcune piccole capanne di legno e soprattutto una piccola barca in legno marcio ormeggiata nelle acque palustri lì adiacenti.
Tuttavia, all’avvicinarsi a questa radura, gli avventurieri notano una sagoma osservarli da lontano; viene quindi deciso di aggirarla ma, al momento di attaccare, si scopre essere… Wuaua!
Felicemente riuniti e risposandosi di fronte ad un fuoco, il druido aggiorna i suoi compagni su cosa gli era successo.

La Storia del Rapimento di Wuaua:

Wuaua era nascosto come topo nella scatolina affidata a Bog Luck e, non appena sentita chiudersi la porta della stanza blindata del magazzino, è sgattaiolato fuori dal suo nascondiglio e si è intrufolato nelle varie casse attraverso le fessure nel legno, trovando quelle contenenti il bottino delle razzie del Culto del Drago.

Deciso quindi di nascondersi dentro una di esse per capire dove scomparissero nella notte, si addormenta (ebbene sì) durante l’attesa…

Si risveglia a causa degli sballottamenti della cassa che lo contiene e tenendo l’orecchio sente strane voci sibilanti provenire da fuori. Cercando l’effetto sopresa, decide di tornare alla sua forma naturale, facendo esplodere la cassa e pronto all’attacco!
Si trova tuttavia di fronte a circa una ventina di lucertoloidi perplessi ma armati e, dopo un attimo di suspense-imbarazzo, il druido si tramuta in leone e… si dà alla fuga!


Lucertoloidi

Fuggito dai suoi rapitori e dopo esser sopravvissuto ad un incontro ravvicinato con dei coccodrilli, Wuaua decide di seguire a distanza i lucertoloidi fino al campo dove li vede salire su delle piccole barche ed inoltrarse nella palude.
Rimane quindi nascosto in attesa o dell’arrivo dei suoi compagni o di nuovi (ma in minor numero) lucertoloidi per attaccarli e chiedere loro dove si trovi!

Tornando a Noi…

Di fronte al fuoco e dopo la storia del ritrovato compagno, il gruppo decide quindi di interrogare anche la misteriosa Jamna Gleamsilver, fino a quel momento restìa a dare troppe informazioni su di sé.
La gnoma tuttavia continua a non voler dare informazioni su di sé, provocando le ire del gruppo che decide di legarla e passare alle “maniere forti”… tramite la Zona di Verità evocata da Balasar e tramite qualche lieve minaccia di mutilazioni da parte di Dantes o di abbandono in pasto ai coccodrilli da parte dei restanti membri del gruppo nel caso non avesse voluto aprir bocca, la ladra si decide a parlare.
Jamna rivela quindi di essere un’agente Zhentarim incaricato di indagare sul Culto del Drago poiché anche la sua organizzazione è preoccupata di non conoscere le motivazioni dietro al cambio di rotta del Culto, cosa che tra l’altro sta danneggiando molto i loro affari. La Zhentarim sembra quindi avere gli stessi obiettivi che gli Arpisti e l’ Ordine del Guanto d’Arme hanno dato agli avventurieri. Per questo motivo il gruppo decide di soprassedere su chi siano i capi di Jamna, concedendole di continuare a seguirli fin quando ognuno sarà di reciproco aiuto per l’altro.

Passata la notte tranquilla vicino al fuoco e con opportuni turni di guardia, il gruppo si sveglia riposato, ma nota subito in lontananza le sagome di alcune imbarcazioni che si avvicinano alla sponda dell’accampamento…

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Nuovi Compagni e Misteriosi Rapimenti
Sessione #7

Giunti infine a Waterdeep, il gruppo e Jamna (tollerata, ma poco simpatica al gruppo, poiché ancora non ha voluto rivelare per conto di chi agisce) continuano a stare sulle tracce del Culto del Drago. Anche su indicazioni e suggerimenti di Carlon Amoffel (che promette di poter contare sempre su di lui, qualora passassero nuovamente da Waterdeep, sia come Arpista che come amico), riescono a raggiungere un grande magazzino dove, a quanto pare, partono altre carovane dirette ai cantieri a Nord della città, per ricostruire la High Road, la strada che collegava un tempo Neverwinter e Waterdeep, ma che nei ultimi decenni passati è scomparsa a causa del degrado dei commerci e dell’avanzare delle Paludi degli Uomini Morti.
Lì trovano ancora il Culto del Drago, che si è fatto assumere un po’ come cocchieri, un po’ come operai ed un po’ come guardie, in cambio di poter scortare anche i loro carri a Nord… ovviamente anche loro non sono felici di rivedere il gruppo, soprattutto dopo l’ ultimo episodio che ha caratterizzato il viaggio da poco terminato.

Il gruppo riesce a farsi assumere come scorta dei carri fino alla Locanda Carnath, per poi continuare a proteggere gli operai da possibili pericoli.

Decidendo quindi di passare la serata un attimo in relax, dopo un estenuante viaggio e prima di quello che li avrebbe aspettati il giorno immediatamente seguente, il gruppo si ferma in una tranquilla taverna, dove l’unica cosa “strana” è un possente Dragonide argentato in armatura completa, dedito a bere un boccale di birra in un angolo…
Drakkar non può fare a meno di notare il simbolo dipinto sull’armatura del Dragonide: il simbolo di Bahamut!


Simbolo Sacro di Bahamut

Molto probabilmente, quel misterioso Dragonide è un guerriero consacrato a tale divinità… e chi meglio di lui come alleato contro un culto che venera la Dea acerrima nemica di Bahamut!?
Così il gruppo, si avvicina e comincia a scambiare convenevoli con Balasar, prode Paladino di Bahamut, con trascorsi mercenari, e sempre dedito a portare vendetta nel mondo contro il male… ed un’offerta allettante come quella esposta dal gruppo appena incontrato, non poteva lasciarsela sfuggire!

Non appena le carovane raggiungono la locanda, queste si mettono in fila indiana per accedere al cortile e scaricare ognuna le proprie casse nel magazzino. A dirigere i le operazioni…

È così che la banda acquisisce iun nuovo membro (ben più gradito della subdola gnoma)!


Balasar

Il viaggio verso i cantieri procede relativamente tranquillo, ad eccezione di la spiacevole esperienza per Maasdam di essere ingoiato da una rana gigante (prontamente tirato fuori dai compagni), e dopo una settimana di viaggio circa, la carovana arriva alla Locanda Carnath situata ai confini della palude che si è espansa facendo scomparire la strada, e che è il punto di raccolta per tutti coloro che lavorano alla sua ricostruzione.

Giunti alla struttura, tutte le carovane si pongono in fila indiana per entrare una alla volta nella corte interna e scaricare ognuna le proprie casse. A dirigere le operazioni è Bog Luck, il mezzorco gestore della locanda e unico detentore delle chiavi per accedere alle stanze di sicurezza del magazzino; a queste stanze può accedere solamente il mezzorco, il quale fa pagare un affitto a chi vuole porre lì dentro le proprie cose invece che lasciarle nel magazzino accessibile al pubblico. Il gruppo di avventurieri nota quindi come le casse dei cultisti, le quali dovrebbero contenere il tesoro, vengano poste proprio nelle stanze chiuse a chiave del magazzino, e soprattutto come Bog Luck abbia particolare disinvoltura nel dialogare con i cultisti sotto copertura, oltre a portare al fianco una spada corta con l’elsa intarsiata con decorazioni draconiche analoghe alle spade dei cultisti incontrati vicino Greenest… la deduzione che anche il mezzorco sia un cultista è ovviamente immediata.

Gli avventurieri, osservato quanto appena raccontato, cominciano ad elaborare un piano, con l’intenzione di agire al calare della notte quando tutti saranno addormentati per entrare nelle stanze chiuse del magazzino ed sorvegliare le casse, poiché dalla Locanda tutti gli agenti degli Arpisti ne hanno sempre perse le tracce.
Il piano elaborato è in realtà molto semplice: Wuaua, trasformato in topo, entrerà in una scatolina ed i suoi compagni chiederanno a Bog Luck di conservarlo nelle stanze sigillate del magazzino. Durante la notte il druido controllerà le casse, stando vigile su chiunque possa entrare a portarle via.

Al tramonto tutti gli ospiti della locanda, avventurieri compresi, si dirigono alla sala comune per cenare e continuare la serata davanti a dei boccali di birra chiacchierando. Ma la tranquillità della serata viene interrotta da una donna che, probabilmente priva di inibizioni a causa dell’alcool, comincia ad inveire contro Maasdam!
Questa donna era infatti uno dei cultisti sotto copertura che aveva preso parte al viaggio da Baldur’s Gate a Waterdeep, particolarmente amica del cultista assassinato da Jamna ma di cui era stato sospettato Maasdam.
Probabilmente a causa della maggior sicurezza di aver consegnato il proprio carico a Bog Luck e spronata da qualche pinta di troppo, la donna decide di vendicare il proprio compagno sfidando a duello Maasdam che, saggiamente data la robustezza della cultista, rifiuta. La donna però non si scoraggia e si scaglia contro l’Halfling selvaggiamente! Immediatamente Maasdam fugge all’esterno nella corte della locanda. Lì si forma un capannello di gente attorno all’halfling e alla cultista incitante alla sfida e Maasdam si trova costretto a combattere senza l’aiuto dei compagni (per evitare di trasformare la serata in un bagno di sangue e far saltare la missione).

Agendo con una tattica di “nascondi, mordi e fuggi” tra le casse sparse per il cortile, Maasdam, riesce ad evitare i vari colpi di spada della donna, assestandole continuamente precisi, e letali, frecciate col suo arco corto. L’ultima freccia scagliata dal ladro si pianta in mezzo agli occhi della donna e, tra fischi e borbottii di deplorazione per la codardia dimostrata nel duello, gli spettatori si avviano alle proprie stanze…

Concluso lo scontro, il gruppo può finalmente mettere in atto il suo piano e consegnare a Bog Luck la scatolina contenente dentro Wuaua trasformatoo in topo, chiedendogli gentilmente di poterla “tenere al sicuro” nella stanza chiusa a chiave del magazzino.

A notte fonda, gli avventurieri decidono di raggiungere il proprio compagno-topo nel magazzino, poiché non stavano ricevendo notizie. intrufolatisi all’interno, trovano davanti alla porta della stanza sigillata Jamna che con un rumore meccanico scassina la serratura e, rivolgendosi a loro chiede: “voleve farmi compagnia?”.
Tuttavia all’interno della stanza appena aperta non trovano tracce di Wuaua né del tesoro del Culto del Drago.
Indagando quindi approfonditamente la stanza scoprono una botola nascosta sotto le assi del pavimento e che conduce ad un misterioso tunnel sotterraneo…

Chi avrà mai rapito Wuaua e portato via il tesoro?!

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