L'Armata Brancaleone di Faerun

Discesa Dentro Oyaviggaton

Sessione #19

Lasciandosi alle spalle i disturbanti rantoli di agonia di Aggiusta-reti, il gruppo si allontanò verso quello che ritenevano essere il nord. L’odore di putrefazione tuttavia andò aumentando nonostante si stessero lasciando alle spalle il povero moribondo. Non proprio vogliosi di proseguire, entrarono comunque nella stanza che si trovarono di fronte.
“Pfua!” esclamò Kala tappandosi il naso e osservando con sguardo storto la stanzetta ricolma di spazzatura. “Muoviamoci ad andare.”
“Vuoi scherzare?” fecero oltraggiati i maschi. “Potrebbero esserci meraviglie qui!”
E mentre si tuffavano a capofitto a rovistare nell’immondizia, Kala si chiese per l’ennesima volta chi glielo avesse fatto fare.
Quando ne uscirono maleodoranti e delusi perché di fatto il massimo del tesoro ritrovato in quel lerciume era stata una lisca di pesce, Kala non commentò, limitandosi a girare sui tacchi e uscire dalla stanza seguita da un mesto gruppo di maschi depressi.
La situazione non sembrò andare migliorando perché ben presto si resero conto che il terreno non solo era ghiacciato, ma cambiava spesso pendenza e anche le più piccole salite tra un cunicolo e l’altro si rivelavano piuttosto problematiche.
Superato un punto particolarmente ostico, non fecero in tempo a voltare l’angolo nella stanza successiva che si ritrovarono faccia a faccia con un gruppo di Coboldi che li fissò a occhi spalancati, sorpresi quanto loro.
“Coboldi! Quark!” berciò Quarkilith planando all’attacco accecato dalla rabbia.
In pochi attimi si scatenò il caos. Sicuri nella loro capacità di sconfiggerli e per sfogare la frustrazione della vana ricerca nell’immondizia, il gruppo si gettò con avidità nel massacro di quei poveri esseri.
Pochi istanti dopo il pavimento era cosparso di piccoli cadaveri di rettiloidi. L’ultimo di loro sopravvissuto, stretto tremante in un angolo e accerchiato da una gruppo di folli dagli sguardi assatanati e bramanti il suo sangue, compì il più eroico dei gesti. Come i grandi eroi dell’antichità, pur di non cadere in mano al nemico, afferrò il suo pugnale.
“Non mi avrete mai!” gracchiò prima di piantarselo nella gola e morire da grande quale sempre era vissuto.
Ammirato da tanto coraggio, il gruppo contemplò un secondo di silenzio per il coboldo, ma poi saccheggiò comunque il suo cadavere esattamente come fecero con tutti gli altri.
“Uh, questi potrebbero tornare utili.” Valutò Maasdam sollevando in aria un paio di ramponcini sfilati dai piedi di uno dei coboldi.
“Oh, ci volevano proprio!” Drakkar si chinò per prenderne a sua volta un paio.
Equipaggiati finalmente per camminare nel ghiaccio il giro di esplorazione riprese più lesto e più sereno. Vagando a sentimento si ritrovarono in un lungo corridoio circolare, un poco in discesa. Lo seguirono fin quando, dopo una curva, non comparve finalmente l’ingresso di una stanza.
“Si va?” domandò Dantes adocchiando l’entrata.
Stranamente disposti in formazione da combattimento, varcarono la soglia. La stanza che li accolse era più grande di qualunque altra avessero esplorato e rifulgeva di una luce blu data dall’acqua di mare. Le pareti erano spesse lastre di ghiaccio che tenevano imprigionati, come in una vetrina, mostri marini di ogni foggia. Al centro della sala un galeone bloccatosi tra i ghiacci era arenato come un grosso trofeo. I passi del gruppo rimbombarono nella sala, mentre procedevano titubanti sotto lo sguardo fisso delle creature imprigionate.
Con un moto di coraggio, i due Aarakocra volarono in perlustrazione del vascello. Non scrutando pericoli imminenti, chiamarono gli altri a raccolta e tutti si issarono a bordo.
“Lì c’è un forziere.” Indicò Quarkilith. “Ma io certo non lo apro.”
“Mmm… sembra magico…” valutò Kala.
Maasdam, che aveva già allungato una mano, la ritirò.
“Vediamo se questo funziona.” Mormorò la stregona. Stese le mani sul forziere e queste si illuminarono di una luce blu. Stava per cantar vittoria quando la luce cominciò a brillare con fin troppa intensità.
Un lampo accecante costrinse tutti a chiudere gli occhi e quando li riaprirono di blu c’era solo Kala.
“Ahahahah!” scoppiò a ridere Quarkilith. “I tuoi fallimenti sono sempre più spettacolari!”
Mentre l’Aarakocra godeva così delle sventure della compagna, gli altri la osservarono un po’ sconcertati. La pelle dell’Elfa aveva assunto un colorito azzurro, appena più chiaro dei suoi capelli, e le labbra le erano diventate blu come una specie di genio della lampada.
Kala si osservò sconvolta le mani. “Oh, cavolo…”
“Si può aprire ora?” domandò Maasdam più interessato al forziere che al cambio di colore.
“Sì, certo.” Fece Kala, evocando uno specchio per rimirarsi, mentre i maschi si davano al saccheggio selvaggio.
Svuotato il forziere e accettato senza troppo razzismo il cambiamento di pelle di Kala (che da parte sua si piaceva parecchio), si affrettarono a lasciare la stanza, fin troppo consci dei mostri dall’aria mortale che li osservavano dal ghiaccio.
Ripreso il giro di esplorazione del corridoio circolare non appena trovarono un altro passaggio nella parete interna ci si infilarono senza pensarci due volte.
E di fatto per poco non fischiarono in un buco nel pavimento.
“C’è mancato poco!” esclamò Quarkilith svolazzando sul buco, mentre gli altri si affacciavano per cercare di scorgere il fondo.
“Sarà un buco di scarico?” domandò Maasdam cui non ispirava per niente la situazione.
“Forse… facciamo dietrofront?” propose Dantes trovando generale assenso.
Per l’ennesima volta si rinfilarono nel corridoio circolare che sembrava non avere mai fine. Proprio perché sfiniti dalla monotonia, non appena udirono i piccoli inconfondibili ringhi di coboldi provenire da una stanza, vi si lanciarono a capofitto come indemoniati per sfogare la loro frustrazione.
Senza neppure avere il tempo di reagire, i poveri coboldi si videro piombare addosso un gruppo di pazzi ad armi sguainate e assetati del loro sangue. Quando riuscirono a incoccare le lance, metà di loro era già spatasciata a terra in maniera brutale. Uno dei piccoli coboldi, preso dal panico, schizzò in un corridoio in direzione opposta a quella da cui era arrivato il nostro gruppo.
Troppo presi dalla sete di sangue, non si accorsero di quella fuga precipitosa in cerca di aiuto. Ma ormai la loro follia era stata scatenata e la mattanza ebbe inizio.
Mentre pezzi e arti di coboldo si accumulavano nella stanza, il piccolo fuggitivo tornò con i rinforzi. Due enormi Troll dei ghiacci si fermarono all’inizio del corridoio, ringhiando minacciosi, pronti a caricare le forze ostili. Quei versi sembrarono risvegliare il gruppo, che volse loro l’attenzione. Ma invece di tornare sobri a quella vista, la sete di follia si accese ancora di più nei loro occhi. In un attimo un muro di fuoco bloccò l’avanzata dei Troll, dando il tempo a Wuaua di agitare le mani e gridare: “è giunta l’ora… dei polpi!”
Ormai sembrava averci preso gusto.
I due polpi giganti comparvero dall’altro lato del muro di fiamme, avvolgendo con i tentacoli i Troll impedendo così che si allontanassero dal fuoco che pian piano cominciava ad arrostirli vivi. Quarkilith e Dantes, risparmiati dalle fiamme grazie alla magia di Kala, si avventarono su uno dei due Troll, mentre Drakkar suonava incoraggiate un’allegra marcetta.
Non trovando niente di meglio da fare, Maasdam era andato a rovistare tra i resti dei coboldi in cerca di qualcosa di interessante. Uno di loro, moribondo ma ancora cosciente, attirò la sua attenzione per il pesante sacchetto di monete che aveva alla cinta. Stava per gettarsi a prenderlo, quando Wuaua gli sfilò il coboldo da sotto il naso.
“Non si prenderanno tutta la gloria!” gridò facendo roteare in aria il coboldo, prima di lanciarlo con un tiro che gli avrebbe fatto vincere ogni competizione di giavellotto.
Il coboldo partì come un proiettile superando il muro di fuoco e andando a conficcare il becco appuntito precisamente nell’occhio di un Troll.
“Ma come cazz…?!” Kala diede voce ai pensieri di tutti, mentre il Troll cadeva a terra, ferito mortalmente e Wuaua si lanciava in un balletto esultante.
L’incredibile lancio del coboldo segnò anche la definitiva morte dei Troll e con un gesto della mano Kala fece estinguere il muro di fuoco.
Maasdam si tirò in piedi dopo aver controllato l’ultimo corpo. “Ragazzi, qui non c’è più niente.”
“Allora andiamo! Quark!” starnazzò Quarkilith gettandosi avanti mentre Drakkar suonava la carica.
“Ehi, ragazzi… che ne dite di darsi una calmata…” Kala allungò una mano verso di loro. Poi vide la scena della loro avanzata caotica con tanto di polpi in avanguardia e sospirò sconfitta. “Ma che ci provo a fare?”
Con una stretta di spalle li seguì.
La loro corsa non durò troppo.
“Una tenda!” avvisò Dantes indicando il fondo del corridoio.
“Coboldo!” gridò Quarkilith già pronto all’ennesima strage.
Riuscirono a fermarsi ad un passo dalla tenda, mentre il povero coboldo di guardia era sgusciato dentro tremando come una foglia.
Dantes si piantò davanti all’ingresso. “Chiunque sia lì dentro venga fuori!”
“Non vogliono uscire!” Wuaua si girò verso i polpi. “Sradicatela!”
“Ma dagli almeno il tempo!”
La protesta di Kala fu inutile perché già i due animali avevano allungato i tentacoli e con pochi precisi colpi sventrato l’intero alloggio. Seduta all’unico tavolo risparmiato dalla devastazione e pieno di libri e pergamene c’era una Tiefling dalla pelle rossa e lunghi capelli neri, immobile, la bocca appena aperta, incapace di processare cosa fosse appena successo. Sbatté un paio di volte gli occhi per poi scuotere la testa non trovando le parole.
“Chi sei?” domandò perentorio Dantes.
La Tiefling inarcò un sopracciglio, ritrovando lo spirito. “Come, prego?”
“Buoni, buoni!” intervenne Kala sollevando le mani in un gesto pacifico. “Sei per caso la stregona che il consiglio di Waterdeep ci ha detto di cercare? Maccath la Cremisi?”
“Quindi si ricordano ancora di me.” Fece la Tiefling mettendosi più eretta nella sedia, mentre il coboldo dietro la sua schiena tremava sotto lo sguardo minaccioso di Quarkilith.
Drakkar si inchinò. “Sì, siamo venuti a salvarti!”
“Pft, voi?”
In effetti lo scetticismo era del tutto giustificato.
“Ad ogni modo…” Maccath sollevò cinica le sopracciglia distogliendo lo sguardo. “A quanto pare vi manda il Consiglio di Waterdeep.”
“Sì. Pensavamo tu fossi prigioniera del drago.” Aggiunse Maasdam.
“Io sono prigioniera del drago.”
“Però non sembra…”
“Credetemi. Ho cercato a lungo una soluzione, ma non c’è modo che io possa andarmene da qui senza che Arauthator sia morto. Sono sua prigioniera, la sua magia mi impedisce di allontanarmi. E se anche ci provassi, se ne accorgerebbe subito e mi riporterebbe indietro. E forse questa volta non mi salverei.”
Lo sguardo di Dantes si accese di sfida. “è così potente?”
“Molto. Il consiglio di Waterdeep è stato stupido a mandare voi. Sicuramente voi per Arauthator non siete che carne da macello.”
“Quark! Come osi?!” si gonfiò Quarkilith arruffando le penne indispettito.
La Tiefling gli lanciò un’occhiata traversa.
“Inoltre noi non ti aiuteremo mai finché sarai schierata con i coboldi!”
Il coboldo alle sue spalle tremò ancora di più. Maccath gli lanciò un’occhiata oltre la spalla. “I coboldi? Mi fanno da servi, sono utili.”
“Non ti aiuteremo mai!”
“Va beh, se ti dà tanto fastidio…” senza alcuna remora Maccath allungò una mano incenerendo sul posto il piccolo coboldo. “Fatto, adesso possiamo imbastire una conversazione civile?”
“Oohh, ma poverino!” si intristì Kala, mentre Drakkar riprese il suo ruolo da portavoce.
“Ma come mai il drago non ti ha uccisa?”
La Tiefling appoggiò il volto su una mano con fare annoiato. “Arauthator ha una compagna: l’antica e potente Arveiaturace, “il Verme Bianco”. In tempi antichi questa possente dragona era a servizio del suo amico, il grande arcimago Meltharond… ma un giorno lui morì. Arveiaturace non è mai riuscita ad accettare la cosa e ancora oggi il cadavere congelato del mago è ancorato alla sella che la dragona porta ancora sulla schiena. Non la toglie mai e parla con lui continuamente, come fosse ancora vivo. Arauthator ha cominciato quindi a cercare disperatamente dei metodi per far rinsavire la sua compagna, convincendosi che fornire ad Arveiaturace un nuovo incantatore come sostituto di Meltharond l’avrebbe distratta dal lutto… e beh, io dovrei essere la nuova sostituta. Per questo mi tiene qui viva.”
“Ma è una cosa tristissima!” singhiozzò Kala, asciugandosi una lacrima.
Maasdam la guardò da sotto in su. “Io la trovo solo raccapricciante.”
Maccath li ignorò. “Come potete vedere, siete completamente inutili. Non c’è speranza di battere Arauthator.”
“Oh, tu lascia fare a noi, ti potremmo sorprendere!” Wuaua aveva un broncio offeso.
“Sì, in peggio.”
Quarkilith spalancò le ali avanzando a muso duro verso di lei.
“Cosa intendi fare?” fece minacciosa la Tiefling.
“Questo, per Anur!” esclamò Quarkilith schioccando un sonoro nocchino sulla fronte della stregona e rischiando di farla ribaltare dalla sedia. Evidentemente il favore di Anur era dalla sua. Ripresasi, Maccath gli lanciò uno sguardo tagliente e scomparve in una nuvala di fumo.
“Waaaa! Ma come cacchio hai fatto!?” esclamò Wuaua esultando verso Quarkilith.
Quarkilith si fissò stupito le mani. “Anur ha concesso la sua potenza alle mie dita!”
“Wooohhh, che grande!”
“Sono un grande!”
“Siete carbonizzati se non l’abbozzate.” Li ghiacciò la voce di Kala. I due si girarono per trovarla a braccia incrociate e sopracciglio criticamente sollevato. Adesso che era blu era ancora più teatrale.
“Quello,” spiegò battendo un piede impaziente a terra. “Era un incantesimo. E voi siete degli idioti.”
“Sì… scusa…” annuirono tutti.
Tuttavia per un po’ sembrarono ritrovare il contegno e insieme raccolsero gli appunti della stregona che Kala prese in custodia.
Le loro esplorazioni proseguirono nella stanza successiva che, tanto per variare un po’, era una biblioteca. Oltre agli scaffali ricolmi di libri e pergamene, che Kala fu lesta ad afferrare trovando persino un utilissimo incantesimo ‘Disintegrare’, vi era un altro enorme buco al centro della stanza in cui non era possibile scorgere il fondo.
“Oh, ma questo iceberg è un groviera.” Commentò Wuaua sbirciando verso il basso.
Decisero di accamparsi nella biblioteca per riposare un po’ e riprendere il cammino più riposati e con le idee più schiarite.
Il riposo evidentemente non fece loro troppo bene però perché quando, ripresa l’esplorazione, si imbatterono in un gruppo di Troll tutto l’ardore che avevano dimostrato il giorno precedente e che li aveva fatti uscire vittoriosi nelle battaglie sembrava averli abbandonati.
Quattro Troll riuscirono a circondarli, morderli, ferirli e ghiacciarli, e solo grazie alla disperata voglia di sopravvivenza o forse alla grazia di Anur riuscirono alla fine ad abbattere il nemico.
“Mi scoccia ammetterlo, ma se questo scontro era la premessa al drago siamo nei casini.” commentò Maasdam acciaccato a terra e ancora con il fiato corto.
Stanchi e feriti si trascinarono in cerca di una stanza in cui potersi curare, quando un insolito rumore fece loro drizzare le orecchie. Di nuovo tutti scattarono in posizione di combattimento, ma trovarono difficile credere a quanto si presentò ai loro occhi.
Un gruppo di rane gigantesche balzellò loro incontro, fermandosi e accennando quello che a tutti gli effetti sembrava un inchino.
“Ben trovati.” Gracidò la rana in testa al gruppo.
“Ehm… ben trovati a voi.” Fu la risposta perplessa.
La rana assunse un’espressione di soddisfatta approvazione. “Bene, bene. Sembra che la notte abbia migliorato i vostri modi.”
“Come, prego?”
“Se siete davvero intenzionati a sconfiggere il drago e non avete più intenzioni ostili, recatevi alla stanza sulla sinistra del corridoio di destra, che si trova in fondo al corridoio della stanza dei coboldi.”
“Eh?!”
“Avete memorizzato?”
“Più o meno…”
“Molto bene. Speriamo che sappiate fare la scelta giusta.”
E, così come erano arrivate, le rane se ne andarono via balzellando.

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Cecia

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